Ronaldinho è tornato. Dov'è il Milan?

Ronaldinho è tornato. Dov'è il Milan?MilanNews.it
© foto di Filippo Gabutti
martedì 18 maggio 2010, 14:00Primo Piano
di Francesco Somma

Ronaldinho sì, Ronaldinho no: è uno dei tanti dubbi che negli ultimi giorni turbano il sonno e il pensiero dei tifosi milanisti. Resta o va via? Lui si lava le mani del proprio futuro (“parlate con mio fratello”), ma guardare al Milan orfano dell’allenatore che lo ha rilanciato, convincendolo di avere ancora tanto da dare, gli fa un po’ impressione. Dinho è reduce dalla sua migliore stagione con la maglia del Milan: 17 assist, 13 reti e il ritrovamento della fiducia, dei tifosi e dei compagni di squadra, che molto spesso hanno visto in lui (e sono stati ripagati) l’unica fonte di gioco e pericoli. Il Milan Pirlo-dipendente, che non aveva altro modo di principiare un’azione oltre ad affidare la palla ai morbidi piedi del n.21 bresciano, ha scoperto un’alternativa validissima e insospettabile solo un anno fa: il Gaucho, appunto. Quando un giocatore d’attacco indietreggia fino a superare la linea mediana e chiama la palla, assumendosi la responsabilità di decidere sulla cosa migliore da fare, vuol dire che sta bene, sia in testa che nelle gambe. Dinho c’è, assicurano tutti, malgrado la standing-ovation dal sapore melanconico, e malgrado gli otto milioni di ingaggio che cozzano con la politica di austerity sugli ingaggi – e sugli acquisti – imposta dai vertici societari, e che qualcuno immagina spalmabili in due stagioni. Se può essere realizzabile un’opzione del genere non si sa; le parole di De Assis fanno da eco a quelle di Adriano Galliani: “C’è un altro anno di contratto, nessuna spalmatura in vista, non abbiamo ancora parlato di soldi”. Tra i due sembra ci sia un feeling evidente e consolidato negli ultimi anni tra le inebrianti mura del ristorante Giannino: difficile dunque che le dichiarazioni di uno, smentiscano quelle dell’altro.

Nonostante tutto,dalle parole del procuratore brasiliano è trapelato un sibilo che Galliani e Berlusconi farebbero bene a registrare: “L’augurio è che nasca un Milan competitivo, che lotti per lo scudetto”. Si scrive augurio, si legge condizione. Ronaldinho sa di aver ben figurato nella stagione da poco conclusa, è convinto di essere ancora in credito nei confronti del calcio e non è disposto ad un altro anno di purgatorio, senza progetti di sorta né prospettive importanti. “C’è tempo”, su questo siamo tutti d’accordo. Manca l’allenatore, e manca il mercato per la stagione ventura, indice delle reali intenzioni societarie. Aspettiamo. E speriamo…