Schopenhauer ci aveva avvisato...
Nove virgola cinque milioni di euro netti a stagione, scritto a chiare lettere rende meglio l'idea. Il calcio è un mondo in cui tutto prende fuoco e si spegne in modo rapido. Effimero. Se in una stagione guadagni quanto una regione intera in quattro vite sforni ragazzotti viziati, mai contenti e sempre alla ricerca della felicità. Si perché mai come oggi "i soldi non fanno la felicità".
La "felicità" (ammesso che si possa usare ancora questo termine) è uno stato essenzialmente negativo, è mancanza di bisogno e di desiderio, che genera però noia, cioè nuova infelicità. Schopenhauer ci aveva avvisato, Ibra ce lo ricorda. Con l’appagamento cessa il desiderio, e quindi anche il piacere, quindi l’appagamento o la gioia non può essere altro se non la liberazione da un dolore, da un bisogno. Vincente, lo svedese sbuffa, decide che a scendere in campo con i capelli bianchi proprio non ne ha voglia.
Motivazioni che scemano, motivazioni che crescono. Spazio ai giovani? Dimostriamolo! Stephan El Shaarawy è l'antitesi dello svedese. Giovane, in fase crescente non vede l'ora di scendere in campo. Lui il mal di testa non ce l'ha, il mal di pancia nemmeno ed è ancora lontano dall'avere i capelli bianchi. Il calcio è stimoli, motivazioni e voglia di dimostrare. Probabilmente l'italo-egiziano ha studiato 6 mesi fa il filosofo tedesco e ricorda quanto lo stesso pensatore sostiene. Studiare fa bene, largo ai giovani!
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