Tutti in discussione
In questo strano Milan camaleontico, i posti fissi sembrano ormai una chimera. Le maglie da titolare, infatti, sono stabili per pochi intimi, pericolosamente traballanti, invece, per molti altri, partita dopo partita. C'è chi è riuscito ad emergere a spallate, dopo mille difficoltà, come Gennaro Gattuso, letteralmente rinato in questa stagione, e chi, al contrario, dopo aver tenuto saldamente in pugno il proprio posto tra gli undici iniziali, adesso barcolla un po', a causa di alcune prestazioni non esaltanti e poco fortunate, condite da errori tanto evidenti quanto evitabili: parliamo, per esempio, di Luca Antonini e Clarence Seedorf, il primo finito in panchina contro il Real, dopo esere stato - lo è tutt'ora - l'indiscusso padrone della fascia sinistra rossonera, il secondo, invece, escluso ormai da tre partite consecutive. Gli svarioni con la Juve hanno lasciato qualche strascico sul terzino ex Empoli: a pesare, soprattutto, la gaffe sul secondo gol di Del Piero, con una marcatura alquanto approssimativa sul maliano Sissoko, non certo una scheggia in fase offensiva. Ad "allarmare" ulteriormente l'ex Empoli, c'è anche l'ottima prova, contro i Blancos, di Ignazio Abate, capace di tenere a bada in più occasioni il fenomeno Cristiano Ronaldo, tra spintoni, gioco sporco, velocità, carattere e grinta. Da un paio di giorni, poi, ci si mette anche la febbre a tormentare il numero settantasette rossonero, attualmente, appunto, fermo ai box.
Insomma, una situazione scomoda, figlia di un periodo poco felice, anche dal punto di vista atletico (Antonini, infatti, ha sempre giocato fin qui, pagando qualcosa in termini di fiato), che ha di fatto abbassato le sue quotazioni. Per il momento, dunque, Luca, che cerca di guarire da questa fastidiosa influenza, più che in discussione, è un po' sulle spine, costretto a lavorare intensamente (come sempre del resto) per tornare protagonista, il padrone, come detto, del suo destino, della (sua) fascia mancina, chissà, magari già domenica a Bari, con un occhio ad Abate e Zambrotta (anche Oddo, infortuno a parte, non sta a guardare), che di certo non guasta mai. Discorso leggermente diverso, invece, per Seedorf, tra i senatori dello spogliatoio, abituato più ai riflettori che alla panchina. Uno che non ama essere messo in discussione, nonostante una serie di prestazioni non all'altezza, che hanno in qualche modo legittimato il malumore dei tifosi, espresso, in più di un'occasione, con sonore bordate di fischi indirizzate proprio al Campione olandese. La concorrenza in avanti è tosta, con Ronaldinho e Robinho che, a turno, hanno ben interpretato il ruolo di trequartista, mentre in mezzo al campo, soprattutto con il rientro di Ambrosini, l'ottimo inserimento di Boateng, l'insostituibilità di Pirlo e la ritrovata vena di Gattuso, gli spazi si sono ridotti rispetto al passato. Tempi duri, dunque, per Seedorf, che dovrà lottare con le unghie e con i denti per riemergere, puntando anche sulla sua forte personalità, per certi versi influenzante, che peserà certamente sulle future scelte del tecnico. Tutti in discussione, comunque, con poche eccezioni: per la serie - si spera - "il lavoro paga" e decide le formazioni.
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