Con i titolari in corsa fino a maggio. Pioli, Conte e lo juventino Pirlo: differenze di gioco e di stile. Mercato: i giorni decisivi, fiducia e coerenza

08.01.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Con i titolari in corsa fino a maggio. Pioli, Conte e lo juventino Pirlo: differenze di gioco e di stile. Mercato: i giorni decisivi, fiducia e coerenza

Soltanto un anno fa, solo 12 mesi orsono, tra i rossoneri avrebbe potuto giocare nella Juve soltanto Donnarumma senza essere nemmeno indispensabile (perché Szczesny è bravo e affidabile, al punto di essere stato il migliore in campo mercoledì, con Chiesa). Oggi prenderei soltanto Ronaldo e appunto Chiesa, da mettere a fianco di Ibra. Certamente, non prenderei nessuno dei loro centrocampisti. Nessuno dei terzini. Forse Chiellini, ma non pare più molto integro. L’unica cosa che vorrei della Juve è la panchina, anche quando Pioli avesse finalmente al completo la squadra titolare. 

Mi sembra già un’impresa eclatante il solo fatto di poter intavolare una discussione come questa, tenuto conto che (immagino) molti non rinuncerebbero a Rebic per Chiesa o addirittura per lo stesso CR7. Mercoledì sera la sentenza è stata una e molto chiara: con i titolari a disposizione (preoccupa quasi più la lentezza nei recuperi che gli infortuni stessi) il Milan è la più squadra tra quelle di testa e può giocarsela - eccome - fino a maggio. Il divario con una Juventus che contava 3 assenze ma ricambi ancora formidabili, non è stato così netto e la prestazione incoraggiante aiuta ad avere fiducia a oltranza. Il prossimo turno rappresenta una svolta-chiave: fare i 3 punti e godersi serenamente gli altri scontri diretti. Purtroppo bisognerà fare i conti con le tegole-Calhanoglu: infortunio e rinnovo lontano. 

Di queste analisi calcistiche è capace soltanto Stefano Pioli: lui alla fine di una partita di cui andrà sicuramente fiero, parla comunque di errori individuali e di cose da rivedere. Conte invece, tanto per fare un nome, nel pomeriggio dopo la sconfitta di Genova si era soffermato solo ed esclusivamente sulla dea bendata che ha voltato le spalle alla sua squadra, poveri sfortunati ... Non parliamo poi di Pirlo, che sembra sempre più a suo agio nella veste di icona juventina: non una parola né un elogio ai decimati avversari (che invece ai bianconeri elogi ne hanno riservati eccome) per la grande gara di orgoglio tenendo testa ai pluricampioni, anzi è partito dal fallo di Calhanoglu su Rabiot (70 metri e mezzo minuto prima del gol di Calabria) e da lì si è spostato solo per proclamare: “Torniamo a comandare”. Del resto quello stuolo di juventini, Pirlo in testa, ad accerchiare l’arbitro alla fine del primo tempo in assembramento contestatorio, ha reso bene l’idea, così nella ripresa nessuno ha dato spazio a obiezioni sul secondo sacrosanto giallo risparmiato a Bentancur e al rigore non dato per fallo solare su Diaz. Dettagli, per l’icona bianconera Pirlo. Predestinato, è vero: predestinato juventino. Il calcio è un optional, infatti la Juventus ha vinto grazie alle giocate individuali perché tracce di insegnamento del Maestro nelle trame proprio non si sono viste. Nessun rancore: constatazioni, semmai. È un po’ di amarezza per il Pirlo che ho conosciuto bene anni fa. 

Ora il Milan deve accelerare sul mercato: ripeto che non è solo e tanto una questione di infortuni, Covid, squalifiche dopo espulsioni per una gamba tesa rivista al VAR (ah, dunque esiste ancora!), ma di tempi di recupero elefantiaci. Ho fiducia nel lavoro dei dirigenti, della loro coerenza, ma Pioli va aiutato. La squadra va aiutata. Questa favola va scritta. E mancano ancora molti capitoli.