Contro l'Ajax la prova del "9": serve un centravanti. Milan orfano dei tre mediani. Cercasi Dinho...
Viene ripetuto ad ogni dichiarazione, parafrasato in tante maniere, sillabato con costanza pressochè cronica: il Milan ha bisogno di un sostituto di Zlatan Ibrahimovic, una prima punta che, in un modo o nell'altro, possa sostituirlo in maniera quantomeno dignitosa. Filippo Inzaghi, nonostante le trentasette primavere, calzava a pennello il ruolo di "factotum" dell'attacco rossonero, subentrando spesso a gara in corso e dispensando "birra" ed intensità per il bene del Diavolo. Un infortunio balordo ha impedito che l'idillio proseguisse fino al termine della stagione, costringendo il gigante svedese agli straordinari, anche considerando la concomitanza con l'ennesimo problema muscolare di Alexandre Pato. Massiliano Allegri l'ha spesso ribadito, facendolo notare anche nei minuti successivi alla sconfitta contro l'Ajax: "Una prima punta mi farebbe comodo, ma dev'essere un giocatore da Milan. Sarà importante anche il recupero di Pato, che finora è stato più fuori che dentro". Ronaldinho, il quale avrebbe dovuto mostrare intensità nonostante caratteristiche completamente dissimili ad Ibrahimovic, non è mai riuscito emergere dalle ombre olandesi in cui si era autonomamente smarrito. Il brasiliano, il cui ritorno dal primo minuto era stato quasi esaltato, ha pesantemente deluso le attese, dando dunque piena ragione al tecnico toscano che, nell'ultimo mese abbondante, ha deciso senza mezzi termini di fare a meno di lui. Che il Gaucho resti o meno al Milan, pare logico che la dirigenza rossonera debba intervenire sul mercato già a gennaio: serve un giocatore importante, "da Milan", ma è chiaro che qualcuno debba essere acquisito a prescindere dal nome scritto sulla maglia.
Un'altra indicazione importante, messa in luce nella sconfitta interna contro i lancieri di Amsterdam, è stata l'ormai palese impossibilità di coesistenza di qualche pedina dello scacchiere rossonero. Dopo aver trovato la quadratura del cerchio, con i tre mediani alle spalle di Seedorf, modificata anche brillantemente con l'inserimento di Pirlo e lo spostamento di Boateng sulla trequarti, appare chiaro che un ritorno all'origini è ormai molto complicato in determinate partite. Indiscutibile tecnica e facilità di palleggio per il regista bresciano e il rifinitore olandese, ma troppa poca copertura e coesione tra i reparti, con conseguenti sofferenze inenarrabili per la retroguardia milanista. Tutto questo è stato reso ancora più complicato dall'assenza di un vero punto di riferimento offensivo, ma nonostante l'ingresso di Ibrahimovic le cose non sono migliorate alla stragrande, essendo il diffidato Kevin-Prince Boateng l'unico interditore presente sul terreno di gioco (spesso costretto ad evitare l'intervento per non rimediare una pesante ammonizione). La parentesi Ajax, in una gara che di fatto aveva poco o nulla da chiedere, va immediatamente lasciata da parte, facendo spazio al Campionato e alla prossima sfida contro un carichissimo Bologna, quasi eroico nello strappare una vittoria all'ultimo istante all'ostico Chievo di Pioli. Bisognerà ritrovare la tenacia delle ultime sfide, riscoprendo solidità tra i settori e propensione totale al sacrificio: Allegri saprà sicuramente come ripartire, in modo da riprendere al più presto il cammino vincente.
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