Di Pioli non si parla abbastanza. Un indizio dal mercato: adesso ci crediamo... I problemi di Suning: c'è poco da fare ironia

15.01.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Di Pioli non si parla abbastanza. Un indizio dal mercato: adesso ci crediamo... I problemi di Suning: c'è poco da fare ironia

I maestri stanno altrove, tendenzialmente a Torino, ma il termine è comunque abusato. Diciamo allora che il traghettatore è diventato un comandante, un papà. Padre Pioli, lo hanno soprannominato, e ci sta: pacato e clericale nei toni e nei modi, fa miracoli. Eppure nel confessionale di Milanello si arrabbia e alza la voce, come faceva anche il nostro amato Santo di Pietrelcina. Eccome. In panchina poi Stefano colleziona più gialli di Montero, senza che nessuno di noi possa dire che con il Milan gli arbitri hanno il cartellino facile perché è reato, con tutti i rigori fortunati di cui disponiamo...

In questo Paese dove regna la sottocultura a varie latitudini e nello sport addirittura spadroneggia, parlare di calcio puro è complicato. Un esercizio raro. Facciamolo tra noi qui su milannews.it allora. Se quella rossonera è la "più squadra" del campionato, migliore persino di Atalanta e Sassuolo se non altro per regolarità nel cammino e valori complessivi, il merito è di questo signore al quale si imputava di fallire regolarmente il secondo anno alla guida della stessa squadra, si rinfacciavano curriculum e pedigree, si ipotizzavano più carote che bastoni. Il che nell'immaginario pubblico è sempre poco funzionale. Il pressing alto, l'ossessività nel rispetto dei ruoli e dei compiti, l'incentivazione continua ad alzare il livello di attenzione e di crescita, la cultura del lavoro: con un alleato come Ibra, Padre Pioli sta facendo sì (oltre al gioco e ai risultati eclatanti) che la valutazione tecnica ed economica di alcuni giocatori sia persino spropositata rispetto all'effettivo. Ma di Stefano Pioli, del suo lavoro e del suo staff, della preparazione atletica eccezionale che questa squadra sta dimostrando da giugno, non si parla. Si parla dei Maestri di Torino e casomai di rigori. Rigori fortunati. Sottocultura allo stato puro.

Che quello rossonero sia l'unico club a fare mercato seriamente in questo mese di gennaio, lo dicono analisti, osservatori ed esperti della materia. Un segnale molto chiaro da parte di una proprietà che - se da una parte apprezza e premia quello che a Casa Milan e Milanello si sta facendo -, dall'altra certifica ritrovate ambizioni sportive che galvanizzano l'ambiente. Che poi vincere sia anche sinonimo di plusvalenze, sono felice per la famiglia Singer: anche se interessa più lo scudetto del bilancio, non possiamo non tenere in considerazione la necessità di tenere i conti a posto.

Mentre il Fondo Elliott ha registrato nel 2020 guadagni superiori al 12%, il gruppo Suning sembra vicino al passaggio di mano rispetto alla proprietà dell'Inter. Non ci vedo nulla che possa far sorridere i rivali milanisti o juventini o di altre squadre: se parliamo di default di uno dei gruppi più grandi e solidi del pianeta, con decine di migliaia di dipendenti, significa che la situazione sta infilandosi in un imbuto a fondo cieco. Vero che Suning è quotato in borsa, risponde al governo cinese e deve rispettare dei comportamenti che sono spesso più di facciata che sostanziali, ma è anche vero che una sofferenza comunque esiste e non possiamo sottovalutarla, né ridurla a una questione di sciarpe. Personalmente ho sempre tifato per Milan e Inter ai vertici, perché sono loro il valore del calcio italiano all'estero, che piaccia o no. Con qualche differenza in bacheca, ma ciò non toglie che una Milano più forte nel calcio sia anche il simbolo di una Milano più forte in Italia e nel mondo. Con buona pace dei maestri di Torino.