Era un incaglio senza senso in un silenzio lunare. La luce è stata la serenità di Pioli, carico e determinato

01.07.2022 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Era un incaglio senza senso in un silenzio lunare. La luce è stata la serenità di Pioli, carico e determinato
MilanNews.it

Un’ipotesi sopra l’altra, uno scenario dietro l’altro, un rincorrersi di voci, spifferi, indiscrezioni in realtà blindati da un silenzio lunare, da segreti empirici. L’unico fatto certo è che la situazione non è mai cambiata fino allo scoccare della scadenza: Paolo Maldini è rimasto fino al 90’ tra color che son sospesi, sebbene l’operatività non sia mai venuta meno in queste settimane ed era questo, insieme con le parole di Gerry Cardinale un mese fa, a lasciar credere che fosse una formalità. Complicata, spigolosa, sbagliata nei tempi, nei modi e nella gestione, ma una formalità comunque. 

C’era un altro indizio ad indirizzare questa vuota cronaca sportiva milanista, in un mese di giugno che resterà tra i più sconcertanti nella recente storia aziendale del club: i contratti in scadenza e da rinnovare a dipendenti e collaboratori, erano e sono diverse decine. È in corso un riassetto societario importante che deve ancora tecnicamente concludersi, l’iter burocratico ha subito intoppi e rallentamenti fisiologici. Di questo c’erano le prove. Non che il contratto di Maldini avesse più o meno peso o dignità di un qualsiasi altro lavoratore, ma certamente ruolo e mansioni di Paolo meritavano attenzione, precedenza. E urgenza. A cascata il resto. 

Così, una pratica che andava chiusa ad aprile, maggio al massimo, si è trascinata nel mistero sino al limite, tra gli sberleffi della stampa, le fondate inquietudini dei tifosi, la facciata insozzata da strali di ogni tipo. Da qualsiasi parte la si guardi, la si legga e la si cerchi di interpretare, la vicenda Maldini ha abbassato qualche luce sul capolavoro costruito in questi ultimi 3 anni con il riassetto del bilancio, l’acquisizione di nuovi sponsor, la valorizzazione del mercato con eccezionale aumento del valore della rosa, il ritorno in Champions, lo scudetto e un’apparente armonia che ha cementato, ricompattato l’universo milanista in un delirio di emozioni estive. Quel passaggio stizzito di Paolo nell’intervista alla “Gazzetta” pochi giorni dopo lo scudetto, in cui - tra un elogio e l’altro - sbottava chiedendo rispetto per il suo lavoro, non è sufficiente a giustificare il congelamento della prosecuzione del progetto (con Riky Massara in un connubio inossidabile), non è aziendalmente serio: convochi, discuti, chiarisci, decidi se proseguire insieme o no. Subito. Rallentare le firme sui contratti non è una strategia accettabile, non è comprensibile. I dispettucci, le ripicche, l’insofferenza non possono e non devono appartenere a una società solida e seria come il Milan è tornato ad essere, esempio in Italia e in Europa. Mi rifiuto di credere a questa traccia: resto convinto che, sia pure nella criticità descritta e con una gestione profondamente lacunosa e certamente sbagliata, sia più credibile quella degli inevitabili meandri del passaggio di quote tra Elliott e RedBird. Meglio concentrarci su questo allucinante incaglio che su altre mille congetture, le quali non possono non tenere presente le rinnovate ambizioni professionali, di autonomia e libertà di movimento, di un dirigente altissimo che con i suoi valori e il suo operato si è conquistato in pochi anni di noviziato stima, fiducia e rispetto come quando giocava. Rispetto che per prima deve avere la società, comunque e da chiunque sia composta. Adesso finalmente si riparte. 

Non che mi sia guastato minimamente questa estate immersa nel rossonero. Proprio per niente. A corroborare la fiducia e l’ottimismo, una bella, lunga chiacchierata in settimana con Stefano Pioli e la conoscenza della sua meravigliosa famiglia al completo. Il condottiero è lucido, carico a molla, determinato. Anche lui, ho colto ovviamente, ha vissuto con disagio l’incertezza che si trascina, ma è impaziente di ricominciare ed è (ripeto) molto fiducioso, ottimista non solo per il mercato. È convinto che cresceranno ancora molti dei giocatori attuali a partire da Diaz e Messias, che migliorerà il rendimento di altri, che riavrà il miglior Rebic e un nuovo Bennacer, che Tonali farà passi da gigante. Entusiasta di Origi, si tiene strette integrazione e affermazione di Pobega e Adli. Non bastano, sono un buon inizio. Ma lui smania per cominciare a lavorare a spron battuto con quelli che avrà il 4 luglio. 

La risoluta pacatezza di Pioli, il suo pensiero sempre positivo e i suoi modi garbati, la sua cultura e la sua apertura mentale, il suo modo di concepire il calcio e i sistemi di gioco, mi hanno stregato 2 anni e mezzo fa, nel frattempo non ho mai perso la convinzione assoluta che la squadra sia in buone mani. E che di conseguenza restiamo tutti in buone, ottime mani. 

Come sul mercato. Rimango sereno. Sono sbocciati, fioriti o rifioriti in 2 anni Saelemakers, Kjaer, Kalulu, Florenzi, Tomori, Theo, Tonali, Bennacer, Leao, Krunic, Giroud. Non le firme di Maldini e Massara hanno compromesso Botman e Sanchez, ma i problemi interni del Lilla prima e gli assegni di Newcastle e PSG poi. Non perderò il sonno per questo: se qualcuno preferisce Newcastle e PSG al Milan, non c’è davvero ragione di avere rimpianti. Da quella porta entrerà qualcun altro.