I misteri di Maldini e Massara. La bravura e la fortuna della Juve. Benvenuto Florenzi. I conti non tornano: prima o poi si riparlerà di Super League

20.08.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
I misteri di Maldini e Massara. La bravura e la fortuna della Juve. Benvenuto Florenzi. I conti non tornano: prima o poi si riparlerà di Super League
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Brava e fortunata, la Juventus: Chiesa e Locatelli sono stati acquistati senza anticipo, gratis per molti mesi e poi comode rate tra qualche tempo come nemmeno "Poltrone&Sofà". Lungimiranti, Fiorentina e Sassuolo. E accomodanti, molto accomodanti. Il mercato degli altri, tutti gli altri, è un po' più complicato e in questo senso il lavoro di Maldini e Massara è decisamente complicato dal fatto che un Fondo come Elliott alle rateazioni non ci pensa proprio: o cash come quei famosi 70 milioni (circa) sull'unghia per Piatek e Paquetà, oppure prestiti con opzioni varie di riscatto. Non occorre essere analisti finanziari per capire che c'è una bella differenza tra i prestiti del crepuscolo berlusconiano, perlopiù di provenienza Preziosi, utili a rattoppare una rosa ormai depauperata e sgangherata, e lo scouting attuale che comporta - toh!? Vi era sfuggito? - l'esborso vero e proprio quando la promessa tecnica è mantenuta e allora confermi Diaz, riscatti Tomori e Tonali, ti muovi verso altri obiettivi tenendo presenti costi, ingaggi, ammortamenti e potenzialità. Discorsi che non sarebbero né da giornalisti sportivi né da tifosi, ma chi non è ragioniere ormai, quando si parla di calciomercato? Tutti esperti di bilancio, di plusvalenze, di rinnovi. 

Certo il mistero che accompagna Maldini e Massara nei loro contatti, nei loro movimenti, nelle loro trattative è difficilmente risolvibile, se non quando alla fine arrivano le firme: la lista dei giocatori avvicinati al club rossonero in questa estate canicolare, non ha praticamente fondo. Tra esterni, centrocampisti, trequartisti e attaccanti credo abbiamo sfiorato i 100 nomi. Lunedì parte il campionato, il 31 si chiude il mercato. C'è ancora tempo e modo di completare una rosa già formata intorno a un'ossatura importante e corollata di belle speranze. 

Ciò non toglie che dietro alla favorita, favoritissima, strafavoritissima Juventus, ci siano l'Inter (Hakimi e Lukaku erano evidentemente meno importanti di Donnarumma e Calhanoglu), la Roma milionaria dei Friedkin e Mourinho, ovviamente Spalletti e Sarri a prescindere dalla squadra che allenano, l'ormai immancabile Atalanta. E il Milan? Per Sacchi è dietro, per Zeman si è esaurito l'effetto sorpresa. Sì, certo, "bravi Maldini e Pioli, importante Ibra", ma insomma vuoi mettere Locatelli e Dzeko?

Il Barcellona di Laporta accusa il Barcellona di Bartomeu per una gestione folle che ha portato a oltre 1,1 miliardi di debiti. Il PSG compra, spende e spande garantendo serenamente di "rispettare in pieno il FairPlay finanziario". La Juve che ripiana i pesanti deficit e compra a zero con spese a medio-lunghissimo termine ironizza su chi vince uno scudetto senza pagare cartellini e stipendi. Di questo passo la "Super League", riveduta e corretta, diventerà inevitabile prima o poi. Il mondo variegato del calcio, dove tenere i conti in ordine è una perdita di tempo cui non bada nessuno, porta le casse vuote e i club allo sprofondo, ma questo sembra non dire né insegnare nulla ad alcuni tifosi del Milan che si aspettano ancora e sempre colpi a sensazione e investimenti lunari. La piega è invece quella dei Kessie e dei Calabria, dei Calhanoglu e dei Rebic, prima scorticato poi osannati, perché con i giovani bisogna avere pazienza e nel Milan Leao, Diaz, Saelemakers, Tonali soprattutto, lo stesso Hernandez hanno davanti a loro ancora praterie di tempo per crescere e migliorare. Intanto il club ha sempre più aperto a vecchi bucanieri come Ibra, Kjaer, Giroud, Florenzi vicino a militanti di lunga data come Romagnoli e, appunto, Calabria, Kessie e il nuovo arrivato Maignan non più di primo pelo.

La Sampdoria di Coppa Italia ha subìto molto dall'Alessandra ma D'Aversa, altro vecchio cuore rossonero in panchina, è bravo e preparato. Se l'esordio sarà all'altezza del Milan 2020, però, diventerà abbordabilissimo in attesa di completare il mosaico.