Il calcio azzera la politica. Allegri si fa amare da Berlusconi

Il calcio azzera la politica. Allegri si fa amare da BerlusconiMilanNews.it
© foto di Tiziano Crudeli
martedì 7 dicembre 2010, 00:00Editoriale
di Tiziano Crudeli

Stavolta i titoli di prima pagina spettano di diritto a Massimiliano Allegri. Scagli la prima pietra chi era convinto che Allegri fosse l'uomo giusto al posto giusto. Tanto più che l'organico di partenza non era trascendentale. Più ombre che luci nella partenza rossonera e allora, com'era logico prevedere, sono affiorate le prime critiche. Ora il vento è cambiato e anche a lui si riconoscono giustamente dei meriti. Massimiliano Allegri è di Livorno , una città che per ragioni politiche non ama Berlusconi. Tali contrasti si riverberano inevitabilmente nello sport. Per quanto mi riguarda questa accesa rivalità non mi tange. Certo che passare da quelle parti ed essere riconosciuto come un acceso tifoso milanista, e quindi un seguace di Berlusconi, qualche “gratificazione” dialettica molto colorita è quasi scontata. Per quanto mi riguarda la cosa non mi preoccupa più di tanto anche se io ho soltanto uno stretto e indissolubile legame affettivo per la squadra senza che per questo mi venga retribuito un solo centesimo. Io amo profondamente il Milan di Berlusconi e non sono certi eventuali compensi (che non ho mai percepito) o insulti di ogni tipo a condizionarmi in un senso o nell'altro. Quindi mi ritengo uno spirito libero pronto, se è il caso, a criticare certe strategie quando non le condivido. Di certo è curioso che proprio un livornese possa contribuire a far grande la squadra del Presidente Berlusconi. Lo sport azzera (o dovrebbe azzerare) gli odi e le rivalità di ogni tipo. Meglio i simpatici sfottò che gli insulti di bassa lega. Piccole digressioni a parte è indubitabile che il Milan di oggi sta procedendo in maniera spedita tanto che tutti gli esperimenti tattici e le scelte apportate si sono rivelate ben concertate e hanno prodotto risultati positivi. Ciò significa che Mister Massimiliano sta lavorando molto bene. Contro gli amici del Brescia (le tifoserie delle due squadre sono gemellate) il tecnico si è permesso di mescolare le carte ancora una volta. Niente Ronaldinho relegato in panchina (e qui un briciolo di coraggio va riconosciuto al tecnico visto che Dinho è il pupillo del presidente) con un altro illustre collega (Clarence Seedorf) seduto a fianco del brasiliano. Il che è sembrato un po' strano visto e considerato che tali scelte toglievano al complesso rossonero un minimo (o un massimo?) di fantasia, estro e qualità. Dentro Pirlo che però giocava come mediano esterno e solo saltuariamente si scambiava col centrale Ambrosini o Gattuso. La novità più sorprendente era rappresentata da Kevin Prince Boateng trequartista che di nobile artista del pallone ha solo il nome (Prince), ma pur non avendo un piede raffinato è un lottatore nato e corre come una Ferrari dei tempi migliori. Spesso gli interscambi di ruolo disorientavano i bresciani che si vedevano arrivare avversari da ogni dove. Già una delle principali prerogative del Milan di Allegri è proprio l'inserimento continuo in zona gol dei centrocampisti che appena trovano il pertugio giusto si fiondano in area e vanno al tiro dalla media o lunga distanza.

Non a caso tra i marcatori troviamo Ambrosini 1 rete, Flamini 1, Pirlo 1 e Boateng che proprio sabato ha centrato il bersaglio per la prima vola (assist manco a dirlo di Ibra) e il difensore Thiago Silva 1 gol. Comunque la decisione di schierare il Principe in quel ruolo inedito ha lasciato un po' tutti perplessi. In molti erano pronti a criticare il testardo Mister toscanaccio che aveva preso una decisione apparentemente discutibile. E invece dopo solo tre minuti di gioco si è visto che la sua scelta si era rivelata azzeccatissima. Ibra, con una giocata di classe (more solito...), sulla sinistra ha dribblato un avversario e poi, una volta alzato il testone ha confezionato un cross al bacio sul quale si è fiondato Boateng, autore della rete che ha sbloccato subito il risultato. Un gol scaccia pensieri che indirizzava subito il match verso i binari più graditi. Il pubblico impazziva di gioia , gli autori di quelle scelte pure, e il trequartista occasionale, più muratore che artista, si prendeva la grossa soddisfazione di aver messo a segno il suo primo gol in maglia rossonera. Tutto nell'arco di 180 secondi. Contro il Brescia tutto è filato per il verso giusto anche perchè i nostri simpatici rivali si sono fatti del male da soli regalandoci due disimpegni disastrosi che hanno permesso a Robinho e a Ibra di arrotondare il punteggio già alla fine dei primi 45'. Nessuno match è scontato anche quando una squadra gode di un largo punteggio. Tutto si può complicare da un momento all'altro. A noi contro il Brescia non è accaduto per il semplice fatto che Christian Abbiati è stato perfetto bloccando un paio di conclusioni insidiosissime. Sempre in tema di elogi è doveroso evidenziare la costante crescita di Ignazio Abate sempre più bravo nella marcatura dell'avversario mentre come fluidificante non è ancora al massimo.
Parlare delle punte vuol dire ripetere gli elogi di sempre. Ibra, 12 gol stagionali e 7 assist, oramai non stupisce più ma esaltarsi alle sue pregevolezze tecniche e balistiche rientra nella normalità. Onore al merito a Robinho (5 gol in campionato) che corre a perdifiato aiutando tutti in difesa, a centrocampo e in attacco. Ha un solo neo. Se solo avesse sbagliato qualche occasione da gol in meno probabilmente sarebbe il capoclassifica dei goleador della Serie A. Per ora tutto procede a gonfie vele. In attesa di constatare ulteriori progressi non dobbiamo scordarci che ai box ci sono giocatori come Pato, Ronaldinho per scelta e Seedorf per concedergli almeno un turno di riposo. Una sola preghiera al dio del pallone: per favore ci faccia la grazia di rivedere presto vivo e vegeto il nostro delizioso Paperino. In effetti Pato si è portato dietro una quantità industriale di sfiga che continua a frenare la sua corsa verso le vette più alto del calcio.