Il derby capolavoro di Allegri. L'Ibradipendenza smantellata in 90 minuti. E su Cassano...
L’esplosione della primavera è coincisa con la consacrazione di una squadra, il Milan, che dopo la roboante vittoria sull’Inter non può assolutamente farsi sfuggire questo tanto sognato tricolore. La prestazione di sabato è una sintesi di coraggio, agonismo,
consapevolezza della propria forza, umiltà: tutti elementi che non possono mancare in un gruppo che ha come target la vittoria finale. I simboli di questo Milan resuscitato dopo Palermo e ora di nuovo padrone del campionato sono il tecnico, Massimiliano Allegri, e il grande, e non più “sbarbato”, Alexandre Pato. Max da Livorno ha avuto il merito di ricompattare un gruppo alle prese con una crisi d’identità, che in altre annate o in altre squadre, avrebbe avuto effetti letali. Il suo lavoro psicologico è stato notevole, come importanti sono stati i segnali che lui stesso a voluto dare attraverso alcune scelte: affidarsi a uomini d’esperienza come Seedorf e Zambrotta, caricare di responsabilità giovani ormai affermati come Boateng e Pato, che sul campo, hanno risposto presenti. Il risultato di sabato non è altro che il frutto di tutto questo lavoro, e il gol segnato dopo soli 47’’ è un segnale eloquente di quanta fosse la voglia di Pato e compagni di sbranare la partita e l’avversario. L’Inter è rimasta di sasso, proprio come i difensori centrali nerazzurri che si sono trovati davanti uno strepitoso Pato, che come ha titolato giustamente la “Gazzetta dello Sport” lunedì, è letteralmente straripato. Il brasiliano ha smentito critica e scettici, che fino a venerdì gli affibbiavano l’etichetta di “non decisivo” nei grandi match.
Senza Ibrahimovic, ha voluto dimostrare tutto il suo valore, ma soprattutto, tutto il suo potenziale, che ancora ad oggi, si fa fatica a misurare: un margine di miglioramento talmente ampio che può far dormire sonni tranquilli al “suocero”, nonché suo presidente, Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Ora dovrà essere bravo Allegri a reinserire lo svedese nella formazione vittoriosa di sabato, con qualche accorgimento e correzione. Dire che Ibrahimovic non sia più fondamentale è un po’ azzardato, ma è altresì vero che una prestazione del genere, contro un avversario di quel calibro, senza l’uomo più decisivo della stagione, non può che aver dato linfa al morale e alla consapevolezza del gruppo, che da domenica vorrà vincere tutte le sette finali rimanenti. Nel coro di complimenti l’unica stonatura è per Antonio Cassano, ancora lontano non solo dal peso forma ideale, ma anche da una maturità (vedi l’espulsione) che difficilmente all’alba dei 29 anni si paleserà dal cielo. Buon per il Milan, che ha usufruito anche del suo rigore segnato, peggio per il ragazzo, anche se in via Turati pare siano ancora disposti a pazientare. Il mondo va avanti con o senza Cassano, con o senza Ibra: e il Milan si adegua di conseguenza mantenendo l’andatura del gruppo. In attesa della volata finale sulla salita decisiva: Allegri dall’ammiraglia sta impartendo la strategia migliore.
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