Il Milan non è in vendita: ecco perché. Grazie a Maignan, Kessiè via senza drammi. Il fattore politico non decida lo scudetto

17.03.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Il Milan non è in vendita: ecco perché. Grazie a Maignan, Kessiè via senza drammi. Il fattore politico non decida lo scudetto
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Nei giorni scorsi c’è stato un timido tentativo, finito nel cestino dei computer velocemente, di accreditare la “voce” di una nuova trattativa di Elliott con un imprecisato gruppo per la cessione del Milan. Era successo già in passato con gli identici ingredienti: un avvocato che curava l’operazione, una cifra già stabilita e una firma solo da svelare pubblicamente. Non ha avuto successo. E sapete perché? Per una spiegazione molto elementare: e cioè Elliott non ha ancora completato il percorso che deve portare il Milan a quella condizione utile per un fondo a liberarsi di una società per la quale ha già speso una cifra molto vicina ai 700 milioni. È vero: il Milan è un club adesso risanato per alcuni motivi che così possiamo riassumere: 1) non ha debiti con le banche né in giro bond da rimborsare a tassi elevati; 2) non ha plus valenze “farlocche” di cui rispondere a giustizia sportiva e ordinaria; 3) migliorando la perfomance sportiva non ha ingigantito il monte-stipendi nel mentre ha incrementato il fatturato da sponsor e si avvia a chiudere il prossimo bilancio al 30 giugno tra meno 50 e meno 60 milioni.

C’è dell’altro, però. E cioè in assenza di una proposta indecente (dal miliardo in su) non escluderei che Elliott possa prendere in esame l’idea di conservare il Milan nel proprio portafoglio specie se dovesse finalmente partire la costruzione del nuovo stadio. Piccola chiosa sul tema stadio: può un comune come quello di Milano che ha chiesto aiuto al governo per chiudere il bilancio con un prestito da 200 milioni rinunciare a un investimento da 1,2 miliardi per il nuovo stadio?

LA POLITICA PESA- Nella recente elezione in consiglio federale, il presidente della Lega pro Francesco Ghirelli è stato eletto vice-presidente federale in sostituzione di Paolo Dal Pino dimessosi a gennaio dalla presidenza della Lega di serie A. Il suo successore Casini, non ancora in carica, non si è potuto candidare. Al suo posto- riferiscono siti informati e autorevoli come calcioefinanza- era stata avanzata la candidatura di Beppe Marotta, ad dell’Inter. Non era mai successo che un dirigente di una società diventasse vice-presidente ma non è nemmeno espressamente vietato. Quando si è capito che la maggioranza si sarebbe orientata diversamente, sia Marotta che Lotito non hanno partecipato al voto. Intendiamoci: Beppe Marotta è un manager eccellente, ha alle spalle una esperienza di 40 anni, ha vissuto tutti i ruoli di un club calcistico e lavora sodo tutto il giorno nell’interesse, legittimo, del suo club. Milan e Inter poi sono soci nel dossier nuovo stadio e spesso questa situazione ha suggerito a casa Milan di evitare interventi polemici nei confronti dei neroazzurri. In vista dello sprint per il campionato e per il futuro, una elezione di Marotta a vice Gravina avrebbe provocato altro veleno nelle discussioni da bar come è già accaduto dopo il mancato rigore in Torino-Inter, pari pari quello che avvenne sul fronte opposto quando Galliani divenne presidente di Lega. Il tema resta comunque per quel che riguarda il Milan. L’aspetto politico- nonostante la presenza di Scaroni nel consiglio direttivo della Lega di serie A- è l’unico fronte nel quale il Milan è meno presente. Il recente tentativo (di Scaroni) di convincere Bonomi, presidente di Confindustria, ad accettare di correre per la Lega di serie A si è risolto con la fuga dell’interessato dopo aver colto l’ostilità di Lotito e soci.

KESSIÉ INDOLORE- Kessié è finito al Barcellona e fino ad ora la scelta del suo agente non ha provocato una tragedia, come avvenne l’anno passato, quando cominciarono i primi boatos sul conto di Donnarumma e Calhanoglu. Ricordo che prima di Juve-Milan, poiché si pensava che Raiola avesse già firmato con Paratici (aveva solo la promessa), ci fu l’irruzione degli ultrà a Milanello che mandò in tilt il portiere fino ad allora risparmiato dalla particolare situazione degli stadi chiusi al pubblico. Kessiè, al netto di qualche fischio a San Siro, non riceverà lo stesso trattamento. E sapete perché? Perché si è capito che è possibile sostituirlo con uno pari o addirittura meglio grazie all’esperienza Maignan e all’abilità dell’area tecnica. E comunque anche senza mai sostituire Calhanoglu non mi pare che il rendimento della squadra abbia sofferto. O no? Anzi continuo a leggere adesso dei rimpianti per Eriksen….