Il "regolamento" degli stipendi. Maresca-Valeri: le differenze

30.01.2021 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Il "regolamento" degli stipendi. Maresca-Valeri: le differenze

Occhio ragazzi, non solo testa alta e mento alto. Ma anche guardia alta. Nel 2018 ci hanno sottratto la Champions facendoci giocare "per regolamento" il derby 3 giorni dopo Juve-Milan. Nel 2019 stessa minestra, destabilizzandoci con la vicenda Kessie-Bakayoko successiva alle provocazioni di qualche laziale. Oggi addì 2021 stanno inzuppando nella stessa broda, con la vicenda Ibra e basta, Ibra da solo, Ibra e una comparsa che passava di lì per caso. Occhio, la storia recentissima e caldissima ci serva di lezione. Guardia alta, non significa chissà cosa. Significa solo che non dobbiamo fare il loro gioco, disunendoci sul campo e nell'ambiente, nel gruppo (ma i bellissimi post di giovedì di Theo e Dalot tranquillizzano assai) e sui social. Spesso leggo di tifosi rossoneri delusi dal silenzio della società. Non è così. Il Milan non produce parole sul teatrino mediatico, ma fatti nei luoghi
opportuni. Per tutelare i propri tesserati al meglio possibile. E per far valere con rispetto e stile, con credibilità ed educazione le proprie tesi. Sia alla scrivania che sul campo. E sul campo dobbiamo ritrovare l'Ibra lucido e sereno di tutto il 2020 e tutti i pezzi che abbiamo perso su per l'inverno o per infortuni o per Covid. E poi se il "regolamento" del 2018 lo si poteva adattare con un minimo di buon senso senza mettere il derby subito dopo la Juve e non lo si è fatto e se invece il "regolamento" del 2021 è stato adattato alle esigenze del buon senso e magari anche di quelli seduti al primo banco sempre sorridenti davanti alla maestra spostando il controllo sul pagamento degli stipendi dal 16 febbraio al 31 maggio, pazienza. Noi non dobbiamo pensare a quello che fanno per loro, ma a quello che fanno contro di noi. Ed è il momento di difendersi, giocando bene e lealmente sul campo. Nel 2020 ci avevano detto che Ibra a 40 anni era una mossa disperata, che non avevamo i soldi per Tonali, che Donnarumma era già alla Juve, che
vincevamo per gli stadi vuoti, che senza Ibra saremmo crollati, che senza rigori dove volevamo andare e che non saremmo mai arrivati primi a
Natale o diventati campioni d'Inverno. Quando abbiamo chiuso tutte queste bocche una per una, hanno armato le braccia. Hanno azionato la
caciara sui rigori, che ha portato dritto al rigore a favore di Ilicic, al doppio giallo per Ibra quando è Kolarov a cercare il polpaccio di Zlatan con il suo piede, al rigore per Lukaku e alla punizione fantasma, non nel senso del buon Eriksen, ma nel senso del "fallo" di Meite sull'avversario. Tutto questo deve darci lucidità e stimoli, farci sentire diversi dagli altri e pronti a dare tutto in senso costruttivo e propositivo sul campo, mai in modo difensivo o livoroso.

E qui arriviamo al trattamento amorevole riservato dal popolo radical delle redazioni alla "giusta e legittima" richiesta dell'Inter di non essere più  arbitrata, ciccia cara, da quel cattivone irresponsabile di Maresca. Giusto così. E se invece al Milan gli mandano Valeri che gliene ha espulsi 13 in 33 partite (Valeri, 1 espulso del Milan ogni 2 partite e mezza), fa niente. E se invece al Milan mandano Doveri, lo stesso arbitro del Bologna-Milan del 2017 con i rossoneri ridotti in nove uomini da due espulsioni, pazienza al quadrato. Non sto parlando di classe arbitrale alla quale va il massimo rispetto, ma di pesi e misure mediatiche. Le stesse che hanno trasformato Ibra in Diavolo e carnefice e l'avversario in Santo e vittima. Lo stesso Ibra definito a più riprese "zingaro" da qualcuno degli eroici mille del derby d'andata in campionato. Letto da qualche parte? Certo che no...Abbiamo letto invece
della grave ingerenza, la stessa di Kessie-Bakayoko del 2019, da parte del presidente Gravina, sull'autonomia della giustizia sportiva in
merito alla vicenda Ibra-solo Ibra. Detto e ribadito che dobbiamo tutti eterna gratitudine al presidente federale per aver rimesso in piedi il
calcio italiano l'estate scorsa, ci permettiamo di rivolgerci proprio a Gravina: le anime belle che la chiamano per stangare Ibra non sono persone illuminate dal senso di giustizia e da valori anti-discriminatori, stanno semplicemente lavorando per far squalificare lo "zingaro" che ha messo la lotta al razzismo al centro anche delle sue polemiche con la Nazionale svedese. E visto che conosciamo le nostre mascherine alla perfezione, ci permettiamo anche di caldeggiare che venga acquisito l'intero filmato. Le immagini non devono partire da quando Ibra, sbagliando, sorride sarcastico ricordando all'avversario l'episodio personale dell'Everton. Eh no, il filmato deve partire da quando l'avversario si avventa contro Romagnoli dopo un normale fallo di gioco, quando rifila una sberla alla mano tesa di Saelemaekers e quando risponde "Sennò cosa mi fai", nel momento in cui Ibra gli dice semplicemente di darsi una calmata. Le sciocchezze sull'Everton, che Ibra poteva e doveva risparmiarsi visto che stavamo vincendo 1-0 e che
il nervoso era l'altro (bastava lasciarlo nel suo brodo, lo stesso di Oriali e Conte a Udine), arrivano dopo. Arrivano dopo anche le scene successive al fischio finale del primo tempo all'imbocco degli spogliatoi, ma fin lì le immagini dovrebbero arrivare da sole. Senza bisogno di sollecitarle. A meno che, come sui "regolamenti", non compaia d'incanto una qualche "manina" di passaggio.