La convivenza Seedorf-Pirlo e un dubbio: cosa vuole Gourcuff?

La convivenza Seedorf-Pirlo e un dubbio: cosa vuole Gourcuff?MilanNews.it
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venerdì 10 dicembre 2010, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Adesso che il Milan vola in campionato e approda agli ottavi di Champions privo di patemi, adesso che l’assetto di Allegri prevede i 3 doberman a centrocampo, un trequartista, Ibra e una seconda punta (lo splendido Robinho di campionato in attesa di Pato), adesso che tutti sono innamorati della squadra che corre e hanno seppellito, dimenticato la squadra del possesso-palla, l’amletico dubbio Pirlo-Seedorf sembra diventata una certezza: non possono più giocare insieme. L’età non consent(irebb)e loro di avere ritmo, gamba e corsa come gli altri. Da noi ci vuole un momento per cambiare idea, rigettare convinzioni e dogmi, cancellare valori assoluti. La memoria non appartiene alla nostra (sotto)cultura calcistica e comunque è vero che di ricordi non si vive. Diciamo soltanto che in un quarto di secolo dell’epopea Berlusconi, ci è capitato un sacco di volte di sentir parlare di giocatori, squadra e moduli finiti, bolsi, improponibili. Salvo poi venire smentiti dai risultati, vedi – per restare a esempi recenti – Pippo Inzaghi, vedi Oddo, vedi Gattuso. L’inutile partita con l’Ajax ha dato altra linfa ai dubbi, o alle certezze: Pirlo e Seedorf insieme, basta. due giocatori che l’Europa, il mondo invidiano al Milan, i milanisti non li vogliono più, non insieme in ogni caso. In realtà, se gli esterni supportassero di più e meglio la linea dei 3 mediani con Pirlo tra Gattuso (o Boateng o Flamini) e Ambrosini (imprescindibile), con Robinho che rincula di continuo, Pirlo e Seedorf potrebbero convivere eccome. Ma il buonissimo recente Abate progredisce negli studi da difensore e centellina le sue sortite mentre a sinistra Zambrotta e Antonini stanno attraversando una stagione un po’ tormentata per gli acciacchi fisici. Ad ogni buon conto, se questa è la linea di Allegri e prevede il sacrificio contemporaneo di due degli uomini di maggiore qualità (Ronaldinho e appunto uno tra Seedorf e Pirlo), a vantaggio di una squadra muscolare più adatta al campionato, bisognerà farsene una ragione e il partito degli scissionisti vincerà. Non ci pare comunque che una notte schierato da centravanti in una squadra molle e senza stimoli, sia quella più corretta per giudicare Dinho che, non appena entrato Ibra, lo ha servito di assist deliziosi.

Ma confessiamo la nostra debolezza per lui.
Dalla Francia, dopo l’intervista de “L’Equipe” a Paolo Maldini, echeggiano i latrati di Gourcuff senior. Il papà del francesino si scaglia contro lo spogliatoio del Milan e le sue gerarchie. Dimentica che, pur di aiutarne l’integrazione con i compagni e con il gioco, Ancelotti “assegnò” al suo bambino un certo Costacurta (nell’unico anno da terzo assistente che Billy ha vissuto con Carletto e Tassotti), il quale – per la sua natura di capitano – lo “accudì” in campo e fuori, cercando inutilmente di coinvolgerlo in una vita sociale di squadra e non solo. Ma il francesino mantenne la sua presunzione spiccata e la sua solitudine congenita, a Milanello di giorno come a Milano di notte. Che cacchio vada cercando papà non ci è dato sapere, ma potrebbe rispondere a un paio di domande però, nel frattempo: come mai negli ultimi 25 anni Gourcuff è l’unico che si lamenta del trattamento ricevuto al Milan dai compagni di squadra (che stronzata, che cattiveria gratuita quella di Gattuso che gli fa male apposta in allenamento)? E come mai nel frattempo i suoi problemi esistenziali sono proseguiti negli spogliatoi del Bordeaux e della Nazionale francese? Che sia lo scarafone bello di papà, ad avere qualche suo gap personale da risolvere? Ultima considerazione sugli infortuni di Thiago e Flamini. Lunedì scorso a “Milan Channel” ci eravamo permessi di dire che Nesta, Thiago Silva, Ambrosini e Ibra andavano fatti riposare e che Merkel o Verdi avrebbero potuto fare un’esperienza, così da risparmiare anche Robinho (non si sa mai). Qualcuno in studio ha osservato che “così però, con Sokratis e Yepes contemporaneamente in campo, la difesa diventa troppo vulnerabile”. Quello che ha detto la strainutile partita contro l’Ajax lo abbiamo visto tutti, l’esperienza insegnerà qualcosa anche a Massimiliano Allegri che dimostra di apprendere in fretta e bene tutte le lezioni, negative e positive. Appena è possibile risparmiare i molti Swarowsky di casa, bisogna risparmiarli. Flamini invece meritava di giocare, contro la fatalità non ci sono armi.