La Foca Monca ci lascia. Vizi privati e pubbliche virtù
Fine di un amore: Ronaldinho se ne va senza salutare. D'altronde quando una stella di prima grandezza, fra l'altro retribuita con 8 milioni di euro all'anno, viene relegata in panchina evidentemente non accetta la retrocessione in un contesto minore. A quel punto si sente vittima e rifiuta di prendere atto di non essere più competitiva ad alti livelli. Un amore finito tra il Milan e il brasiliano, arrivato nel 2008 dal Barcellona per la modica cifra di 21 milioni, dopo 95 partite (76 in serie A, 12 in Champions, 6 in Coppa Uefa) con 26 gol segnati (20 in serie A, 4 in Champions, 2 in coppa Uefa). Due stagioni iniziali con 10 e 15 gol. Ottima la seconda perchè oltre alle 15 reti (7 su rigore, 2 pali e 1 traversa) ha effettuato 17 assist propiziando quasi il 50% del bottino di segnature complessive (70) totalizzato in campionato e in Champions. Nel suo breve percorso milanista ha realizzato 3 doppiette (una alla Juventus), 1 tripletta e il primo gol in rossonero rifilato all'Inter il 28 settembre 2008. Ci sono pure 4 rigori sbagliati (2 parati da Amelia e 1 da Julio Cesar e 1 da Consigli). L'attuale campionato ha evidenziato il suo declino causato dalla sua sfrenata vita gaudente ricca di innumerevoli notti brave alle quali facevano seguito allenamenti sempre più svogliati e sottotono. Tante partite scialbe (addirittura deludente contro il Real Madrid), 1 gol in Champions contro l'Auxerre, 4 assist in campionato, poi 9 panchine consecutive. L'ultima apparizione di Ronaldinho in campo con la maglia rossonera risale ai 4 minuti disputati in occasione di Milan-Roma 0-1. Dinho torna nella madre patria deluso, ma allettato anche da un ingaggio consistente. Laggiù, in un campionato dove c'è meno stress che privilegia l'estro e la fantasia e le marcature non sono spietate, la sua indiscussa arte può fare la differenza. Laggiù può ancora divertirsi e divertire. Da noi, invece, i funamboli privi di nerbo finiscono per essere soffocati e sparire dalla scena tanto da diventare orpelli poco utili, anzi addirittura controproducenti. Nel Milan per un giocatore che entra (Cassano) eccone un altro in uscita. E' la stessa cosa? Adesso come adesso forse sì. Il barese, che ha un bagaglio tecnico notevole, è all'ultima spiaggia per cui è motivato e stimolato per cercare di dare il massimo, al contrario di Ronaldinho il cui rendimento è scaduto moltissimo, logica conseguenza di una esistenza sregolata che mal si concilia con il rigore che deve avere un atleta per essere all'altezza della sua fama. Ronie ha così imboccato definitivamente il viale del tramonto lasciando alle spalle una carriera di successo disseminata di pregevolezze tecniche che hanno mandato in visibilio tutti gli appassionati di calcio. Ma tutto ciò, almeno per quanto ci riguarda, fa già parte del passato. Comunque grazie lo stesso, anche se è stato un flirt durato pochissimo. Il suo sorriso da Bugs Bunny, il suo buon umore, i suoi fantastici ghirigori pedatori , che hanno deliziato la torcida rossonera, ci mancheranno.
Ci si stupisce se un giocatore simbolo passa da un club all'altro (Ibra) o se un personaggio ritenuto una bandiera (Leonardo) si trasferisce sulla sponda opposta. Zlatan, oggi giustamente venerato dai tifosi rossoneri, ha trascorsi nella Juventus e nell'Inter, dove ha ammesso di essere stato in gioventù un fans nerazzurro, poi, una volta emigrato a Barcellona, ha baciato la maglia blaugrana, approdato al Milan ha speso elogi sperticati per i colori rossoneri. E' del tutto inutile dolersi per i comportamenti e le scelte di ex idoli che si trasformano in vessilliferi di opposte fazioni. Non più tardi del 22 ottobre sull'eventualità di altri incarichi tecnici Leonardo disse pubblicamente: “In questo momento sarebbe come tradire la mia storia , il mio passato in rossonero. E' trascorso poco tempo, sono ancora troppo legato al Milan. Ora farei fatica a lavorare in Italia, in futuro magari, adesso no”. Personalmente sono convinto che “non abbia tradito la sua storia” ma semplicemente, al cospetto di una grossa opportunità, ha cambiato radicalmente le convinzioni della prima ora. D'altronde mutare il modo di vedere e di pensare capita spesso. Anche a molti uomini politici. Dopo aver televisto la conferenza stampa di presentazione di Leonardo nuovo allenatore dell'Inter, ho apprezzato comunque il suo stile e il suo garbo. Leo, nel corso dell'incontro con i giornalisti, ha sempre evitato di cadere nel tranello delle provocazioni celate tra le pieghe di alcuni quesiti formulati dai presenti alla ricerca di qualche scoop. Risposte chiare e prive di qualsiasi spunto polemico. Anzi ci sono stati diversi attestati di stima nei confronti di Galliani (e non di Berlusconi). D'altronde, è risaputo, proprio i rilievi critici del Presidente rossonero (“E un testone. Non ascolta.”) sono stati la causa della rinuncia a proseguire nel suo mandato di allenatore del Milan. La motivazione è racchiusa in una frase rilasciata alla stampa: “Tutto quello che non è specchio non piace a Narciso. Impossibile coesistere con Berlusconi. Siamo incompatibili.” Una sola riserva: ci sono voluti 13 anni per accorgersi di non condividere la filosofia berlusconiana? La rivalità tra le due squadre rimane ma probabilmente con l'avvento dell'ex rossonero al timone dei nerazzurri inizia un periodo di confronti dialettici meno astiosi e più orientati al fair play. Spazio, quindi, agli sfottò e alle prese in giro, ma senza particolari rancori. Forse. Capitolo Cassano. Il barese è di un altra pasta e ha avuto ben altri problemi. Soprattutto l' instabilità caratteriale che gli ha precluso traguardi luminosi. E storia vecchia e risaputa. Pure lui ha alle spalle confessioni emblematiche che fanno riflettere. Intanto è bene non scordarlo che Cassano ha sempre avuto delle simpatie interiste e questo non toglie assolutamente nulla al gradimento che merita un giocatore con i suoi piedi vellutati. Oltretutto il fisico da torello gli consente di non essere semplice da fermare anche con le manieri forti. E allora andiamo indietro nel tempo per registrare il mea culpa da FanAntonio. “Ho capito che se al talento non abbini il fisico non vai lontano.” Primo stop. Il che vuol dire che gozzovigliare, come faceva in passato, è stato in parte o del tutto cancellato soprattutto ora che ha una moglie che adora e un figlio prossimo alla nascita. Un segno di maturità almeno sul piano professionale. Ecco invece un flashback sincero che spiega come non sia riuscito a esprimere compiutamente le enormi doti: “ A Madrid spesso ero fuori squadra e ogni qualvolta finivano gli allenamenti settimanali al venerdì affittavo un aereo e insieme a mio cugino mi trasferivo a Roma per tre giorni (ndr: dove dava libero sfogo a tutti i vizi possibili.....). A Madrid, come a Roma, non avevo voglia di allenarmi, al mattino arrivavo al campo quando volevo io, negli spogliatoi mi mettevo sul lettino e dormivo. A Roma mi assecondavano in tutto.” Questo il passato remoto, quello recente, ma non recentissimo, vedi il pesante diverbio con Garrone, è un ben altro Cassano. “Sono diventato forte anche dentro, nella testa. Certo se avessi avuto la testa di Palombo (capitano della Samp) avrei fatto una carriera di alto profilo.” Il penultimo Cassano dà segni evidenti di maturità, forse anche per merito della sua deliziosa e giovane consorte. La vicenda Garrone porta a pensare che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Chissà. Certe frequentazioni di alto livello però potrebbero portarlo definitivamente sulla retta via. Speriamo. Una cosa è certa: Antonio Cassano con i piedi è il non plus ultra. Lo conferma anche il sunnominato Palombo che, dopo aver letto l'intervista del suo compagno, ha detto. “Anch'io avrei fatto una carriera di alto profilo se avessi avuto i suoi piedi.”
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