La vocazione e l'ossessione. E adesso?

21.01.2023 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
La vocazione e l'ossessione. E adesso?
MilanNews.it

Siamo sotto processo mediatico. E va bene, che sia, ci sta, se non altro in questi processi si parla di calcio, di sport, di tecnica, di tattica, di mercato, di quello che volete. Ma sono ben altro rispetto ai processi quelli veri, quelli che tengono i tifosi col fiato sospeso e che rischiano di cancellare momenti di passione e di storia e di intaccare lo stemma del club che è poi il vero bene supremo per l'entusiasmo e la fede sportiva di qualsiasi tifoso. In particolare i tifosi del Milan riflettano con orgoglio su quello che accade. Scorre sotto i nostri occhi in queste ore e in questi giorni caldi la differenza fra vocazione sportiva e ossessione sportiva. Sia ben chiaro, anche l'inseguimento continuo e costante di un obiettivo, appunto, l'ossessione per un traguardo sportivo significa passione, voglia, desiderio. Ma la vocazione rossonera per la coppa dei Campioni/Champions League è qualcosa di diverso. E' storia, siamo stati i primi in Italia a vincerla, abbiamo sempre concepito lo Scudetto come rampa di lancio per l'Europa, ne abbiamo in bacheca 7 che non solo solo un numero e nemmeno un caso, ma appunto il simbolo storico di una tendenza. Poi c'è l'ossessione sportiva. Quella che ha portato il presidente Massimo Moratti (gli giunga da qui un caro e affettuoso saluto) a spendere cifre gigantesche per provare la gioia di suo padre di (me lo consentirà) tanti anni prima e poco dopo a cedere il club senza gravare sulla trattativa con le proprie pretese economiche. Ma anche quella che ha portato il presidente Andrea Agnelli a cedere alla tentazione di far indossare la maglia bianconera a Cristiano Ronaldo e a credere che una certa esplosione di costi fosse in qualche modo sostenibile per un club italiano. Valutazione forzata che ha portato ai fatti e alle conseguenze di oggi. Il Milan, certo, per la priorità mentale e tecnica che ha sempre dato alla Coppa, una conseguenza sportiva in fondo la porta sulla maglia, dove non c'è quella seconda stella che, con una vocazione più italiana che europea, sarebbe invece probabilmente già presente da tempo. Ma va bene così. Rispetto ad altro, va bene così.

E veniamo a noi. Se prendiamo 2 gol in 7 minuti contro la Roma, 2 gol in 20 minuti a Lecce e 2 gol in 11 minuti a Riyadh, se prendiamo contro il Torino nel momento più sbagliato un gol che vale due, il problema è nostro. Cambia l'avversario, ma la costante negativa è la stessa, tutta nostra, quella nostra ormai conclamata abitudine stagionale a prendere gol. Siamo noi che ci siamo mangiati in poche partite, nelle quali l'avversario che abbiamo patito di più è stato Strefezza (molto più efficace in campo e molto più elegante fuori del turco parlante), il credito che avevamo in campionato e le possibilità che avevamo tutte piene e tutte aperte di competere per altri due trofei. E quindi? E adesso? Credo nella fame intatta del nostro allenatore e nella sua bravura indiscutibile nel leggere le situazioni e nell'incidere sulle cose. Continuare a prendere gol frastorna anche il flusso del gioco e le giocate, che spesso risultano forzate, degli altri reparti, per cui è la priorità uno da risolvere. Credo nel nostro ultimo mercato estivo, sul quale potremo esprimerci con frasi di senso compiuto in prospettiva visto che è stato un mercato in prospettiva. Credo nell'energia, nell'aria buona della visione della proprietà rossonera che, di fronte ad un cammino duro e faticoso, ha sempre portato a dama. Credo nella calma che la nostra area tecnica ha sempre avuto e che ha inciso sulla pelle della squadra, senza drammatizzare le cose. Perchè quando si hanno dei problemi, e noi per nostra colpa ne abbiamo mica da ridere in questo momento, drammatizzare significa crearne uno in più gratuitamente. Meglio risolvere che aggiungere e i nostri dirigenti lo sanno perfettamente. Credo infine nella squadra, che di questi momenti ne ha vissuti e superati tanti in questi ultimi tre anni. Perchè noi e i nostri ragazzi sappiamo bene che quello verso lo Scudetto è stato tutt'altro che un percorso sui petali di rosa. A questo punto mancano solo loro, i tifosi. Nei quali credo, mancherebbe, ma ai quali aggiungo una preghiera. Di non smarrirsi, di non perdersi per strada, di non crearsi capri espiatori che non esistono visto che i limiti di spesa per i club italiani non se li è inventati la proprietà ma sono scolpiti da restrizioni e regolamenti ben precisi. E non poco afflittivi. La preghiera è quella di continuare ad essere quelli che sono stati sia quando gli stadi erano vuoti e circondavano lo stesso la squadra d'entusiasmo sia quando, dallo scorso febbraio, sono finite le limitazioni Covid. In queste ore, ci sono nostri tifosi che sono sbigottiti. E altri che sono proprio incazzati. A tutti, senza distinzioni, mi permetto di raccontare che i nostri avversari non sono fra di noi. E che per abbassare il volume del chiasso e della caciara, come è accaduto per tanti mesi del 2022, bisogna andare avanti, avanti, avanti. Con tanta forza, forza, forza. A sostegno dei nostri ragazzi. La nostra unica, vera e grande risorsa.