Le barzellette di Moratti, il ritorno di Kakà e il risveglio di Pato
Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Cordoba, Nagatomo, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito, Pandev, Eto’o, Coutinho, Kharja, il naturalizzato Thiago Motta e infine Leonardo anche a nome di Benitez e Mourinho: sono solo alcuni dei milanesi “i’ccent pe’ccent” che hanno ritirato in Comune la sessione invernale dell’Ambrogino d’oro, istituita eccezionalmente nel 2011 dalla sorella del presidente del milanesissimo club, chiamato infatti Internazionale. Per aggiudicarsi il titolo di riparazione di marzo, pietito con la famosissima “panolada milanese” a Natale e che al Milan non è mai stato assegnato (anche perché tra l’altro non lo ha mai chiesto), l’Internazionale ha battuto in volata sul traguardo l’opera San Francesco, che in corso Indipendenza sfama centinaia di senza tetto ogni giorno due volte al giorno da due secoli, i “Martinitt” che radunano gli orfani dal 1700 e danno loro di che vivere, e la Croce Rossa, falcidiata dagli infortuni. Il presidente dell’Internazionale ha letto un discorso scritto per lui dal popolarissimo attore comico Diego Abatantuono, altro milanés “i’ccent per’ccent” in occasione del centenario (centesimo bicchiere della serata) della “Salumeria della musica” in via Ripamonti, estrapolando naturalmente dal monologo solo le battute più divertenti.
In occasione di Milan-Napoli 3-0, partita scudetto decisa da un rigore che nessuno ha mai detto che fosse rigore, ma nessuno ha mai neanche detto che non lo fosse, il papà di Kakà, l’esimio signor Bosco Leite, risponde a una domanda galeotta (“Suo figlio tornerà al Milan?”) con una frase affatto sibillina (“Vedremo”), pesata e ripesata infatti da giornali, televisioni e tifosi rossoneri arguti sparsi su tutto il pianeta, scatenando tra di essi sondaggi, contrasti, discussioni, conflitti. Molti i partiti fondati da “quelli che”: 1) Ha voluto andarsene, Giuda schifoso, resti dov’è. 2) Il Milan non ha mai chiuso le porte in faccia a nessuno, che torni. 3) E’ finito. Meglio Sanchez, dell’Udinese, ma serve anche un terzino. 4) Sì, poi guarda Shevchenko che fine ha fatto. 5) Abbiamo applaudito Rivaldo che non ha fatto gran che, Riky è sempre Riky poverino. Adriano Galliani ha contribuito ad accendere il fuoco della passione, con una battuta affettuosa su Riccardino. Una battuta che chi è sgamato, avrebbe serenamente archiviato come un momento di malinconia. Invece no: nuovi sondaggi all’ultimo sangue. Che significato abbia questa discussione onestamente è difficile capire: se torna, torna. Meglio a casa sua che da un’altra parte. Se resta dov’è, resta dov’è: chi ha avuto, ha avuto, eccetera. Se poi farà panchina, giocherà, segnerà o non si reggerà in piedi, beh gli affetti vanno oltre, o no? E poi Allegri è riuscito nell’impresa di rimettere in piedi Jankulovski, vuoi che non ci riesca (nel caso) con Kakà?
Abbiamo preso posizione nei confronti di Pato e Van Bommel, nelle scorse settimane. Del Papero s’è detto molto: è pigro, è svagato, non ha “anima”, non ha le palle, corrono tutti, persino Ibra ha cambiato il suo modo di stare in campo mettendosi al servizio della squadra, tranne lui. E’ finito in panchina. E’ rientrato e ha vinto con una prodezza dietro l’altra le partite contro Chievo e Napoli, gol, assist e rigore procurato. Ora il dibattito è: chi dei due ha capito la lezione, Allegri o Pato? Non c’è storia: sembra averla capita Pato. A Torino dimostri che non è stata solo la rabbia a scatenarlo e dia pure torto ad Allegri con altri assist, altri gol. Chissenefrega chi ha insegnato e chi ha imparato. Un discorso analogo, anche se più limitato nel tempo, lo abbiamo fatto per Van Bommel: prezioso, importante, granitico, non si passa dalle sue parti, ma, insomma, però, certo che se si facesse vedere qualche volta nell’aria avversaria e qualche volta nella propria, non solo sui corner, sarebbe bello. La partita contro il Napoli ha dimostrato quello che sapevamo e che sollecitavamo: Van Bommel non è solo e soltanto un buttafuori messo lì a non far entrare nessuno nel privée. E’ anche fior di centrocampista. Pure lui, come Pato, dia seguito alla notte di lunedì scorso.
Dopo “La vita è una” firmato con Martina Colombari per la Rizzoli, esce l’8 marzo “Sembra facile” firmato con Ugo Conti per il Gruppo editoriale Viator. Un’inflazione di libri dovuta in realtà allo slittamento (programmato) del primo che avrebbe dovuto uscire in autunno. Prima di sbuffare, provate a sfogliarli. Poi, farete sapere…
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