Le bugie e le verità non dette di Milan-Juventus. Pioli non è un allenatore social. Main sponsor: Emirates tratta, ma occhio a possibili novità

10.10.2022 13:22 di Pietro Mazzara Twitter:    vedi letture
Le bugie e le verità non dette di Milan-Juventus. Pioli non è un allenatore social. Main sponsor: Emirates tratta, ma occhio a possibili novità
MilanNews.it

È surreale sentire, a quasi due giorni di distanza, ancora persone che riducono la vittoria del Milan contro la Juventus al contatto tra Theo Hernandez e Cuadrado. L’intervento c’è, le immagini lo testimoniano, ma nessuno si chiede perché Orsato non abbia fischiato quell’intervento proprio sul colombiano? Non è che il “povero” Cuadrado ha esasperato, negli anni, la testa degli arbitri scambiando i campi da calcio per una piscina olimpionica? Ecco dove può nascere il dubbio di Orsato sabato sera, ovvero dal fatto che il giocatore della Juventus – in queste situazioni – non si più credibile e, nel dubbio, l’arbitro ha fatto andare avanti. E poi, dalla battuta dell’angolo in avanti, fino al gol di Tomori, ci sono una serie di errori pacchiani della fase difensiva della Juventus che ha preso gol a fine primo tempo solo perché il dio del calcio ha deciso che Leao dovesse prendere i due pali della porta bianconera al posto di fare due gol. La realtà dei fatti, mistificata da chi non vuole ammettere ancora le cose, è che Milan-Juventus poteva finire 3, 4, 5 a 0 per i rossoneri se solo ci fosse stata un po’ più di buona sorte e qualche scelta meno egoistica di Theo Hernandez e Origi, con Rebic che li ha bellamente mandati a quel paese. Il Milan senza i titolari della fascia destra, senza Kjaer e senza Maignan, ha abusato tecnicamente e mentalmente di una Juventus specchio del suo allenatore e della sua mentalità, dimostrando di essere ancora la squadra da battere in campionato.

Non che ci siano dubbi su chi dovrà vincere la panchina d’oro 2022 e il premio di miglior allenatore al gran galà AIC, ma Stefano Pioli è un fattore di questo Milan. Preponderante. Il mister ha sempre trasformato le difficoltà in stimoli, le assenze in opportunità e se ne è sempre fregato delle voci esterne sul perché e per come non vengano fatti giocare determinati calciatori e sul perché ne vengano scelti altri. Due esempi freschi freschi: le scelte di Kalulu terzino e Gabbia centrale. Il popolo twitterino ha sollevato gli scudi dell’indignazione nel pre gara, elevando Pioli a incapace sistematico e mettendo i chiodi nelle mani di Matteo, schierandosi a difesa di Dest che, dopo la partita con il Chelsea, ha meritatamente fatto panchina per 90 minuti contro la Juventus. Per non parlare della terza scelta che ha sollevato i dubbi dei tifosi, ovvero panchinare De Ketelaere in favore di Brahim Diaz. Ecco, i risultati sono stati sotto gli occhi di tutti. Perché solo chi vede quotidianamente i giocatori e li allena ne ha il polso della situazione e può capirne stato d’animo e capacità d’adattamento alle partite. Se Thiaw non gioca, Pioli avrà un valido motivo. Se Adli non gioca, è perché evidentemente non ha ancora i meccanismi giusti per poterlo fare.

Gerry Cardinale amuleto con le big. Il patron rossonero è il primo nella storia del club a vincere, al primo colpo in campionato, i primi due scontri diretti con Inter e Juventus. Cabala e statistica a parte, quello che si è visto nell’intervallo di Milan-Juve con il promo del film di The Rock (di cui Cardinale è socio) è un’ulteriore testimonianza di come RedBird si sia già attivata per espandere il brand rossonero sui mercati globali e intercettare nuovi tifosi. E questa continua mossa espansiva potrebbe portare anche a nuovi sbocchi commerciali anche per la main sponsorship della maglia della prima squadra maschile. Seppur stiano proseguendo i contatti con Emirates per arrivare a un rinnovo importante, come è accaduto con Puma, non dovrà sorprendere se nei prossimi mesi ci saranno grandi marchi a stelle e strisce pronti a fare un’offerta al Milan per vedere apposto il loro nome sulla parte frontale della divisa. Parola d’ordine: aumentare le revenue.