Le lezioni della Juve, del Real e di Inzaghi
Due partite, molte lezioni. Il Milan deve impararle bene a memoria per dare una svolta alla propria stagione, che resta incerta e contraddittoria. Sabato scorso la Juventus: un’impresa riuscire a perdere in casa contro un avversario così rimaneggiato, i rossoneri ce l’hanno fatta. Per essere “squadra” possono non servire Buffon, Krasic, Chiellini, Iaquinta e poi anche De Ceglie e Martinez e tutti gli altri e possono non bastare Pirlo, Seedorf, Pato, Robinho, Ibra, Ronaldinho. Per essere squadra, ci vogliono lo spirito, l’attenzione, il cuore. La Juve li ha mandati in campo tutti.
La lezione del Real è stata salutare per tutto l’ambiente. I tifosi hanno capito che il Real è superiore e basta. Tra i 90’ del Santiago Bernabeu e i primi 60’ di San Siro, la differenza nelle cifre era imbarazzante nel numero di ammoniti, nei tiri in porta, nei calci d’angolo, nei fuorigioco. E’ vero, come dice Berlusconi, che sono stati acquistati molti attaccanti (Borriello e Huntelaar sono anche stati ceduti, comunque), ma è vero che mancano all’appello un esterno e un terzino affidabili nella giostra dei mezzi titolari attuali. Poi il Milan ci ha messo finalmente un po’ di pepe e soprattutto molto Pippo, mentre le merengue stavano già facendo i bagagli per tornare in Spagna. Il 2-2, anche se brucia, è oro colato.
L’attacco sta sbagliando troppo per celare le magagne di una difesa debole e di un centrocampo ancora da inventare. Tra Parma, Napooli, Juve e Real due volte, gli errori sottoporta sono stati troppi e troppo evidenti, quelli di Ibra su tutti.
Lo svedese si impegna e lotta, però si mangia le occasioni per chiudere i conti con gli avversari in campionato e per dare coraggio in Champions. In difesa bisogna trovare un assetto: il terzino destro (Oddo, Bonera, Zambrotta, Abate, c’è stato anche il turno di Sokratis) è sempre un terno al lotto, adesso stanno cominciando a perdere qualche colpo anche i centrali (Nesta più di Thiago Silva). Per Sandro, fatta salva la buona salute del brasiliano, vale probabilmente il discorso che intendiamo fare per Pirlo: non può non riposare mai, arriva in certi momenti della stagione stravolto.
E qui parte il terzo concetto: non si possono escludere completamente dal “progetto” prima Oddo, poi Jankulovski, poi Amelia, poi Sokratis, poi Yepes, poi Flamini, poi Inzaghi, ora Seedorf. Nel mucchio, c’è qualcuno o qualcosa che potrebbe servire in una stagione lunga e difficile. Continuare a dire che Inzaghi “è un giocatore importante” senza mai farlo giocare, è un controsenso. Se si dice che “l’allenatore li vede al lavoro tutti i giorni”, è possibile che dopo la resurrezione di Oddo avvenga anche la resurrezione di qualcun altro. Prima che Milanello diventi un sepolcro di nomi tumulati.
L’equilibrio che manca ai tifosi e spesso alla critica, deve palparsi con mano dallo staff tecnico. Ora è rientrato Ambrosini, la rosa è quasi al completo e alcune scelte di turn-over dovranno essere fatte, necessariamente. Il rischio altrimenti è doppio: strizzare all’osso i titolari, perdere moralmente le riserve. A scapito dell’organizzazione di squadra mostrata da Juve e Real. A scapito, alla lunga, dei risultati.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
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