Per vincere il derby servono le palle, coraggio, fantasia. E Cassano
Non sappiamo se il basso profilo tenuto da Allegri e Galliani nelle dichiarazioni di questi giorni, sia figlio della paura o della strategia. Nel primo caso, i milanisti devono sperare vivamente che il tono negli spogliatoi sia stato ben diverso da quello usato sui media. “Abbiamo 2 risultati su 3”, “Il derby non è decisivo anche se vince l’Inter”, “E’ più importante per loro che per noi” sono insopportabili bugie. Galliani è nel calcio da troppo tempo e conosce troppo bene la filosofia fine di queste vigilie, per aver volutamente condotto l’ambiente milanista nell’imbuto di questi “proclami al contrario”. Soltanto la Sampdoria è riuscita in una “Pubblicità Regresso” più deprimente con lo spot di Palombo e Poli (vedi Youtube o StudioSport XXL domani sera alle 23 su Italia 1). Quindi, tanto per chiarire, non abbiamo dubbi sul fatto che sia lui che Allegri abbiano detto e stiano dicendo alla squadra: “Abbiamo un solo risultato: vincere”, “Il derby è decisivo”, “E’ più importante per noi che per loro”, visto che dopo Guido Rossi all’Inter gli scudetti glieli hanno regalati anche nei detersivi con le raccolte punti e quindi questi 90’ devono scavare di nuovo un solco di almeno 5 punti. La beneficenza di questa stagione è stata sin troppo generosa da Milanello: dopo una cavalcata al trotto durata 4 mesi, oggi la differenza in classifica è ridotta a quel derby di andata cui i nerazzurri si presentarono in condizioni penose e i rossoneri comunque racimolarono uno striminzito 1-0 con un rigori dell’ineffabile su Ibrahimovic. Incredibile, se si pensa che lo scarto massimo è stato anche +13, recuperi o non recuperi.
Nel 2011 dopo le perle con Lecce e Genoa, sono arrivate le sconcertanti prestazioni contro Bari e Palermo. Adesso basta. Basta. Una squadra che punta allo scudetto, che lo vuole, che ci crede, dovrà andare in campo nel derby con un atteggiamento diverso. Molto diverso. Ibra o non Ibra.
Il primo a trasmettere il messaggio deve essere l’allenatore. Basta col centrocampo di doberman: un buttafuori è più che sufficiente, fuori Van Bommel o Flamini o entrambi. Seedorf davanti alla difesa ha cambiato faccia alla squadra sia a Londra che nei 20’ finali di Palermo: senza Pirlo e Ambrosini, il suo posto è lì dove serve anche qualità oltre alla maschera di ferro di Van Bommel. Emanuelson a sinistra con Antonini aveva stravolto la ripresa col Bari: già fu un delitto non riproporli entrambi a Palermo, “panchinarli” di nuovo nel derby vorrebbe dire 1) ripassare per le fobie scomposte di Flamini, 2) lasciare campo a Maicon che invece con Antonini ed Emanuelson sulla sua corsia avrebbe poco di che scorazzare, 3) rinunciare in partenza alla possibilità degli inserimenti in attacco a supporto di Boateng, Pato e Robinho. A questi ultimi due si chiede un’overdose di fantasia oltre che di corsa: cambi di posizione, scatti a ripetizione, spazi per gli inserimenti di Boateng, Seedorf e magari Thiago Silva. Devono uscire stremati, per lasciare uno dei due nel finale spazio a Cassano, che potrebbe così diventare il risolutore di una partita altrimenti indecifrabile per il Milan. Zambrotta ha e avrà l’onestà per dire se è davvero pronto o no, come l’hanno avuta Inzaghi e Pirlo.
Fino ad oggi in questo campionato dai passettini da formica, il Milan ha vissuto sullo slogan: “Non abbiamo rischiato niente” anche dopo il pareggio-eliminazione di Londra, col Bari e a Palermo. Da sabato sera lo slogan del Milan deve essere: “Abbiamo rischiato tutto”, cioè “ci abbiamo provato”, con ogni mezzo, in ogni modo, senza esclusione di coraggio, attributi (le palle), fantasia. E’ la partita del Milan, è la partita di Allegri, è la partita dello scudetto. Tutte cose che non riguardano l’Inter. Tutte cose che non devono riguardarla.
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