Un'insidiosa curva a "U". Dinho-Cassano e gli errori da non ripetere
Milan-Udinese vuol dire giro di boa, un appuntamento a cui il Milan arriva ottimamente per quanto riguarda il piazzamento in classifica, peggio considerando la lista degli infortunati. Giro di boa vuol dire approssimarsi ad una svolta, effettuarla e ricominciare a tirare dritto, e in corrispondenza della sterzata prima del lunghissimo, impervio e indecifrabile rettilineo finale, i rossoneri ritrovano Ibrahimovic.
Allegri è sereno, e non solo per i cinque punti di vantaggio sulla Lazio e sei sul Napoli, ma soprattutto perché il Milan vincente, il Milan di tutti – come ama definirlo lui stesso - sa rimanere tale anche ed ancora di più quando mancano gli interpreti illustri. Beffato dalla rifinitura, il tecnico toscano è costretto a fare a meno di Nesta e, in mediana, pronto a puntare sull’eroe di Sardegna Strasser, sull’inossidabile Gattuso e su Seedorf, chiamato a fare qualcosa in più dopo la “tiepida” prestazione dell’Epifania. Specie considerando che Merkel sulla trequarti è solo di passaggio, giacché in futuro “il suo ruolo sarà la mezzala”.
In un modo o nell’altro, il Milan è chiamato a svoltare senza frenare, perché il campionato è lungo per tutti, e perché dalla prossima settimana la rosa a disposizione diventerà più nutrita. Futuro e presente, ma nell’ultimo weekend di andata c’è spazio anche per il passato, perché guardarsi indietro spesso può dare una mano. Il meglio e il peggio dell’andata rossonera secondo Massimiliano Allegri: il crollo di Madrid – il black out di 15 minuti farcito con sconfitta pesante - e la gioia del derby, il primo per lui, ancor più gustoso perché maturato in un Meazza nerazzurro per trequarti. Nel passato recente c’è spazio, eccome, per la vittoria di Cagliari, banco di prova superato a pieni voti dai frutti freschi del settore giovanile, ma anche da chi fresco vuol dimostrare di esserlo ancora: Antonio Cassano.
L’avventura rossonera del barese è cominciata piuttosto bene: gli sono bastati pochi minuti per sfornare un assist decisivo e, in generale, mostrare di aver voglia di tornare grande. L’inserimento e la permanenza dell’ex blucerchiato nell’organico milanista passano per una ricerca, delicata ma fondamentale: quella dell’equilibrio. Lo stesso equilibrio che – a detta di Allegri – è costato caro a Ronaldinho, il quale manterrà verosimilmente i colori rossoneri pur emigrando verso patrii lidi (è a un passo dal Flamengo). La graduale esclusione del Gaucho dal progetto Milan dice tanto sulle caratteristiche dello stesso: la qualità e il talento non bastano; anzi, sono pressoché inutili se non suffragati dalla corsa, dall’impegno e dal sacrificio in entrambe le fasi. Su questi fattori mister Allegri non ammette deroghe: l’impegno per la ricerca dell’equilibrio tra le giocate belle, quelle meno appariscenti e il movimento senza palla, è un must a cui nessuno può pensare di sottrarsi. Non più.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan


