Un Milan che deve entrare nella storia. Un assioma da smentire. Un soprannome per un nuovo campione: Monsignor della Casa.

12.01.2022 00:00 di Carlo Pellegatti   vedi letture
Un Milan che deve entrare nella storia. Un assioma da smentire. Un soprannome per un nuovo campione: Monsignor della Casa.
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Parto con una citazione di Albert Einstein: “La differenza tra gloria reale e gloria fittizia sta nel sopravvivere nella storia o in una storia”. Questo Milan, al vertice da diciannove mesi, protagonista assoluto in Italia e bravo, ma sfortunato in Europa, merita di non essere solo una bella storia, ma di firmare pagine di grande leggenda rossonera. Per diventare gloria reale ha però una sola strada, quella della vittoria. Il Milan la può percorrere per la qualità di una rosa, che sta raggiungendo un buon livello di eccellenza. Grazie a una proprietà ricca e solida. Grazie a dirigenti ambiziosi e attenti. Soprattutto a un allenatore, perfetto in questa fase storica del Club perché, grazie alla sua esperienza, capacità, saggezza, ha anche un’altra qualità straordinaria. Si’, con Stefano Pioli  

I giocatori migliorano. Quelli più giovani, come parrebbe più logico, ma, grazie alla gestione del “Duca di Parma”, anche i più age’ , sorprendono. Uno su tutti, Zlatan Ibrahimovic, l’immenso “Ibra Supremacy”, che sta proseguendo da protagonista una carriera mirabile, grazie all’intesa e al perfetto equilibrio con il suo allenatore. Ho elencato tanti pregi di questo Milan, ma il più grande è l’identità di gioco. Caratteristica  che viene  esaltata quando Pioli può avere a disposizione la rosa al completo. Allora il Milan non deve temere nessuno. Allora il Milan non teme nessuno. Ormai però esiste un assioma, un concetto da quale nascono tutte le verità: l’Inter è più forte. Lo confermerà o lo smentirà il campo, ma io mi tengo ben stretto al cuore questa squadra che, anche a Venezia, è stata bella, propositiva, spettacolare, divertente e solida. 

Chiudo con un epinicio particolare su un nuovo giocatore che sto meravigliosamente scoprendo, partita dopo partita. Parlo di Alessandro Florenzi. Ho capito perché Alberto De Rossi, suo allenatore nelle giovanili, di lui diceva: ”Alessandro conosce ogni rimbalzo della palla”. Il suoi tiri al volo sono sempre spettacolari, i suoi cross affilati come rasoi di Solingen, i suoi tocchi eleganti e raffinati come in bicchiere di Sauternes. Grande giocatore, ma anche personalità carismatica. Ho coniato per lui il soprannome che più mi sembra perfetto per il suo stile, per la sua classe, per il suo modo educato di accarezzare il pallone, da galateo del calcio. Si’, signore e signori, il Milan ha trovato il suo “Monsignor Della Casa!”