ESCLUSIVA MN - Novellino: "Manca un leader in campo. Leao e Rebic svogliati. Ibra? Lo prenderei subito"

04.11.2019 18:30 di Thomas Rolfi Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Novellino: "Manca un leader in campo. Leao e Rebic svogliati. Ibra? Lo prenderei subito"

Sei sconfitte del Milan nelle prime undici partite di campionato non accadevano da 78 anni. Per parlarne, la redazione di MilanNews.it ha contattato l'allenatore Walter Novellino. Con l'ex giocatore del Milan abbiamo parlato della sfida persa contro la Lazio negli ultimi minuti, delle cause dell'andamento negativo della squadra di Pioli, della classifica dei rossoneri, ma anche di alcuni singoli come Leao e Rebic. Infine, una domanda su Ibrahimovic.

Per 65-70 minuti il Milan ha giocato alla pari contro la Lazio: poi, come spesso capitato in questa stagione, nei momenti decisivi della gara la squadra è andata in difficoltà. Come mai?
"Il Milan è una squadra giovane, che ha difficoltà ad esprimersi a San Siro. E' una questione di personalità, manca questo dal mio punto di vista. Anche ieri sera sono subentrati due giocatori (Rebic e Leao, ndr) che, non è che non siano bravi, ma si sono 'spaventati' da uno stadio così imponente. Hanno qualità, ma non hanno espresso ciò che sanno fare. Il Milan sta attraversando una crisi d'identità e di uomini, che hanno difficoltà a far vedere il loro reale valore".

Non è piaciuto anche l'atteggiamento di chi è subentrato a gara in corso, Leao in particolare.
"Sei in una squadra come il Milan ed è normale che l'allenatore faccia delle scelte, secondo me giustissime tra l'altro. Devono aver pazienza. Io non vedevo l'ora di entrare a San Siro e quando entravo e mi davano anche solo 5 minuti, cercavo di mostrare le mie qualità. Non si può pensare solo a se stessi in questo momento, ma ad un gruppo che è in difficoltà. L'atteggiamento non è stato dei migliori, Leao, così come Rebic, sembravano 'svogliati'. Cambio Paquetà-Leao? Pioli ha fatto una scelta per dare profondità e provare a consentirgli di andare uno contro uno per vincere la partita. Se poi Leao entrà in campo così, facile dire a posteriori che era giusto tenerlo in panchina. L'allenatore fa la scelta migliore sulla carta secondo la propria visione, ma non siamo dei maghi. Lo stesso Paquetà era molto stanco, perchè aveva speso tanto".

Le piacciono le idee di Pioli dal punto di vista tattico oppure rischiano di esporre la squadra a troppi rischi in fase difensiva?
"Sono scelte che ognuno fa. Gattuso ha fatto un grande lavoro e ha fatto benissimo. Lo stesso Giampaolo stava lavorando. Ci vuole conoscenza, prima di tutto. Quando si fa una campagna acquisti bisogna conoscere i caratteri dei calciatori, pensare come potrebbero sopportare una piazza come il Milan. Pioli è subentrato, mettendo ognuno nel proprio ruolo. Anche sotto l'aspetto tattico ha avuto buone idee, solo che ci vuole una copertura diversa. Duarte è giovane e ha fatto delle scelte sbagliate, ma ci sta, è giovane. Oltre alla gioventù, il Milan paga anche i tanti stranieri in rosa, che conoscono poco il campionato italiano"

Inevitabile, dunque, pensare a quella mancanza di esperienza evidenziata l'anno scorso da Gattuso e più recentemente da Boban e Giampaolo.
"Ci vuole un leader lì dentro, qualcuno che tanga alta l'attenzione e che richiami alle proprie responsabilità la squadra. Manca un leader che possa far capire a tanti giovani gli errori che fanno. Non bastano Maldini e Boban, ci vuole dentro al campo un uomo di esperienza".

Dopo la partita con la Roma, Pioli disse: 'Sembra che vincere, pareggiare o perdere non faccia differenza'. Ha avuto anche lei la stessa impressione guardando le gare del Milan?
"E' una frase grave come concetto, se corrispondesse alla realtà. E' chiaro che tocchi a Pioli ora cambiare questa mentalità e ci vuole un po' di tempo, però ci vogliono anche uomini dentro il campo che lo aiutino e, secondo me, non ci sono".

In questo senso, il nome di Ibrahimovic potrebbe essere quello giusto per dare esperienza e leadership?
"Ibrahimovic lo andrei a prendere subito".

La parola 'retrocessione' sembra essere tabù in casa rossonera, ma può fungere da stimolo per la squadra per capire l'importanza di fare punti, anche se la zona europea si allontana sempre di più?
"La parola retrocessione non credo vada presa in considerazione. Poi, è normale: quando uno deve passare un esame deve essere preoccupato, perchè significa tenerci al raggiungimento di un obiettivo. Penso che il Milan deve lavorare con serenità, ma ci vuole l'aiuto di qualche uomo di esperienza nella squadra".