Abbiati: paura rientrata. Il Milan fa paura con Yepes e segna con Ibra. Peccato per la spinta liberatoria
Non bastano le note di “Zadock the priest”, scritta da Handel e ormai famosa come “la musichetta della Champions” (che tanto piace a Galliani), non sembrano abbastanza i quasi settantamila allo stadio, le coreografie della curva rossonera a ben predisporre gli animi dei rossoneri in campo di fronte al Tottenham, privo del gioiello Bale, ma determinato a fare risultato nella scala del calcio italiano.
Allegri lascia in panchina Pato, mette in campo Ibrahimovic, l’onnipresente, Robinho, autore della doppietta in campionato e Seedorf, il professore che potrebbe regalare la fantasia del gioco offensivo sostituendo le sue movenze a quelle di Pirlo, assente pesante del centrocampo rossonero.
Thiago Silva nuovamente schierato, per necessità, in mediana è sostituito più che degnamente da Yepes, che si rivelerà avere propensioni offensive, forse disperate, nel momento migliore del Milan.
Tra i pali Abbiati, che però dopo neppure venti minuti deve abbandonare il campo in barella, complice una botta alla testa che sembra aver provocato quel fastidioso colpo di frusta, tipico degli incidenti in auto. Collare precauzionale per lui e controlli immediati: Amelia è pronto e carica sulle sue spalle il peso di rendere inviolabile la porta rossonera. I metronomi Antonini e Abate, l’esperto Nesta, il ringhiante capitan Gattuso e Flamini completano l’opera di Allegri.
Sulla carta una squadra che, giocando in casa, avrebbe tutte le qualità per diventare da subito dirompente. Ma qualcosa sembra bloccare i rossoneri.
Intanto la pioggia, che rende Milano più simile ad una landa inglese, cade copiosa, facendo sentire un po’ a casa Crouch e compagni.
Un assedio inglese nel primo tempo, a cui il Milan cerca di rispondere come può: difendendosi strenuamente, affidando anche ad Amelia qualche intervento tra i pali. Manca la fantasia, mancano il dinamismo e gli sguardi di intesa tra Ibra e Cassano, grande escluso di questa competizione e grande assente oggi vista l’intesa creatasi con lo svedese, che rende sempre più prolifico l’attacco rossonero. Ma non si può fare i conti sugli assenti e bisogna dunque guardare ai giocatori in campo: irriconoscibili.
Il Tottenham scorazza a piacimento soprattutto sulla fascia destra, da dove Lennon scodella cross senza sosta per Crouch che però Amelia neutralizza.
Non c’è nessun segnale positivo nella prima frazione di gioco. Un Milan a cui sembrano mancare gli automatismi, le giocate a memoria, le movenze senza palla, che tanto servono per costruire il gioco tanto caro ad Allegri.
Nella ripresa entra Pato e il Milan sembra più aggressivo e determinato. Ma soprattutto cambia marcia, anche perché il Tottenham si chiude a riccio in difesa. Allegri prima della gara aveva detto che era importante non prendere gol, per la legge che fuori casa valgono doppio. Ma forse il messaggio che doveva passare era che i gol doveva farli il Milan, trascinato dalla sua stella Ibrahimovic, smanioso di mettere le mani sulla Champions, ma irriconoscibile nel mettere in pratica i suoi più profondi desideri.
Tanto che la punta di diamante del’attacco rossonero ad un certo punto sembra essere diventato Yepes, che in due occasioni mette sull’attenti Gomes, costretto agli straordinari per mantenere inviolata la sua rete.
Ma come sempre succede, quando un difensore diventa attaccante, vuol dire che la squadra si è sbilanciata in avanti e diventa quindi un gioco da ragazzi infilarla in velocità al primo errore. Errore che arriva da un passaggio sbagliato proprio di Ibra, che consente la ripartenza a tutta velocità di Lennon che poi lancia Crouch, solo nell’area di Amelia e con il portiere ormai fuori dai giochi. A nulla vale il gol siglato da Ibra in splendida rovesciata, annullato a causa di un fallo proprio dello svedese, che allontana spingendolo, il so diretto marcatore.
Un Milan che ha complicato il suo percorso europeo ma che soprattutto è sembrato l’ombra della squadra vista nell’ultima giornata di campionato. Un Milan che dovrà ritrovare la bussola nel ritorno oltremanica. E per adeguarsi ancor meglio al clima, su S.Siro cade ancora una pioggia battente, in lontananza si sentono i cori inglesi che ricordano chi ha vinto la battaglia. Ma la guerra non è persa e la nuova battaglia avrà bisogno dei migliori combattenti. Non sarà della partita Gattuso, ma Allegri potrebbe recuperare altre pedine. Di certo ci vorrà Ibrahimovic campione, ad attenderlo non ci sarà una squadra, o una guerra da vincere, ma una storia da scrivere, un nome da rendere immortale, una squadra da riportare in cima agli altari.
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