Allegri non ha più dubbi su Dinho: solo certezze

Allegri non ha più dubbi su Dinho: solo certezzeMilanNews.it
© foto di Gaia Brunelli
venerdì 10 dicembre 2010, 13:45Milanello in rosa
di Gaia Brunelli

Non dico che mi aspettassi piroette in stile Nureyev, però lo spirito giusto, quello sì. Lo stesso con cui era entrato in campo ad Auxerre per segnare quel bellissimo e importantissimo gol del 2 a 0. Ronaldinho contro l’Ajax ha tolto ogni dubbio ad Allegri, anzi probabilmente ora la certezza è che il mister ha sempre avuto ragione. Sarebbe dovuta essere la serata giusta per fargli cambiare idea. E non mi si venga a dire che la partita non contava niente e quindi mancavano le motivazioni… Inzaghi, tanto per fare un nome, è tarantolato anche quando gioca contro il Vattelapesca! E non mi si venga neanche a dire che ha giocato fuori ruolo… E’ vero che il Gaucho non è una prima punta, ma non lo è nemmeno Robinho, eppure si muoveva meglio e soprattutto di più. Muoversi. Questo è il punto. Correre, cercare la palla, proporsi, non lamentarsi dei falli non concessi. Questo è stato chiesto a Ronaldinho. Tra l’altro per questi stessi motivi spesso (purtroppo) viene criticato e fischiato Seedorf e allora perché con il brasiliano dovrebbe essere diverso? La voglia, la grinta e lo spirito di sacrificio che Allegri cercava in lui per “reintegrarlo” sono tutti aspetti che Ronaldinho non ha mostrato. Qualcuno l’anno scorso mi disse che ha bisogno di sapere che la squadra ha bisogno di lui. Questo può essere un aspetto psicologico importante. Ma la questione è una: la fiducia è un sentimento che bisogna guadagnarsi. Nella scorsa stagione Leonardo ha scommesso su di lui, parlandogli in brasiliano, magari anche usando i giusti modi, tanto che il Gaucho è stato più che mai decisivo per l’annata rossonera, tutto sommato positiva.

Oggi c’è Allegri che ama prevalentemente giocatori di quantità abbinati a quelli di qualità che però abbiamo il valore aggiunto dello spirito di sacrificio. Ronaldinho contro l’Ajax si è chiamato fuori. Avrebbe potuto semplicemente correre un pochino di più, proporsi maggiormente, poi pazienza se avesse sbagliato. E invece trotterellava per il campo senza meta. Quando è entrato Ibra gli ha servito due palloni d’oro. Questo non va dimenticato. Ma non basta. Perché ora nessuno si accontenta più. Quest’anno c’è una consapevolezza diversa, nuova ed entusiasmante. A Ronaldinho vogliamo bene, perché in fondo lui sa come emozionare i tifosi. Ma il gioco di prestigio, ora, deve essere abbinato anche a qualcosa d’altro che si chiama impegno e sacrificio. Per essere uno di noi e, soprattutto, per tornare a vincere.