Caso Boateng: un segno forte al modo del calcio. Impazza il mercato. Balotelli e Drogba i nomi caldissimi di mercato. E se tra i giovani talenti rientrasse anche Albertazzi?
“Su ciò di cui non si può parlare, è bene tacere” scrisse Wittgenstein, l’autore del famoso Tractatus. E i fatti recenti gli danno ragione. Torniamo all’amichevole di Busto Arsizio, dove una giornata di festa per molti è stata trasformata in scempio pubblico da pochi. Prima, durante e soprattutto dopo.
Accusare Boateng di reazione troppo istintiva, di essere un “bambino viziato … una mammoletta”, condannarlo per aver calciato il pallone contro la tribunetta (che se anche avesse preso gli autori delle urla vergognose, nemmeno la botta forse sarebbe stata sufficiente a farli rinsavire!), stigmatizzando a questo punto un comportamento tanto vergognoso quanto incivile, facendolo passare in secondo piano solo perché un calciatore strapagato ha “osato” avere una reazione umana di fronte ad urla animalesche, ecco tutto questo mi sembra paradossale.
Se nel terzo millennio ancora ci si deve trovare di fronte a queste situazioni, se nella nostra società c’è ancora spazio per gente che giudica altra gente per il colore della pelle, allora questo si è sintomo inequivocabile di arretratezza culturale che ci riporta all’età della pietra. La cosa grave è sia l’urlo becero che si leva dagli spalti di uno stadio, che le parole che lo accompagnano dopo, quando chi le pronuncia dovrebbe avere un ruolo istituzionale di un certo rilievo e invece dimostra di uniformarsi in toto agli autori del misfatto.
Boateng ha reagito stizzito, il Milan è uscito dal campo giustamente, mandando un segnale forte. Era un’amichevole, quella di Busto Arsizio, ma se la stessa situazione dovesse capitare in competizioni ufficiali, mi aspetterei lo stesso tipo di reazione. Il segnale è stato lanciato, non si torni indietro: il calcio può migliorare anche partendo da qui.
Intanto il Milan si prepara per la ripresa del campionato. Domenica a S.Siro arriva il Siena. Si riaprono le danze dopo la sconfitta bruciante prima di Natale. Il poker subito a Roma ha fatto andare di traverso il Natale ai rossoneri. Allegri e i ragazzi hanno salutato ieri un commosso Pato. Il rientro in patria ormai è deciso, il Corinthians ha staccato l’assegno vincente per accaparrarsi le prestazioni del papero, ormai ex rossonero. L’augurio per Ale è quello di potersi ritrovare, quello di tornare ad essere grande e continuo, quello di ritrovare la serenità perduta, forse causa principale dei suoi problemi anche fisici.
Al Milan mancherà sperar di poterlo rivedere in campo, consapevole di aver lasciato andare un giocatore il cui talento è stato messo in discussione solo di recente. E Pato non è l’unico a poter tornare in patria. Le trattative per Robinho sono in fase molto avanzata e sembra si possa parlare di prossima partenza anche per l’altro attaccante verdeoro.
Il Milan scalda così i motori per poter investire in nuove forze. Berlusconi ha espresso giudizi molto forti sui nomi associati negli ultimi giorni alla casacca rossonera. Drogba e Osvaldo sono troppo vecchi, Balotelli sembra non convincere il presidente dal lato prettamente umano. Ma sappiamo benissimo quanto al Presidente piacciano i talenti puri. Come quello di Destro, che potrebbe davvero trovare terreno fertile a Milanello, ma senza ombra di dubbio, sotto traccia rimangono i nomi caldi di cui sopra. Balotelli è un talento cristallino. Balotelli potrebbe essere il blocco di marmo che, in chiave Michelangiolesca, il Milan dovrebbe solo modellare con lo scalpello: senza troppo incidere, l’opera d’arte vive già nel masso.
Abbandonando le manovre per ciò che riguarda il reparto offensivo,ma parlando di giovani talenti, buttando l’occhio al percorso dell’Hellas Verona in serie B, non si può non notare la continuità di gioco ma soprattutto di rendimento di un giocatore che nel Milan sembrava dover lasciare il segno. Michelangelo Albertazzi ha conquistato la fiducia di Mandorlini e la stima di Sogliano, rendendosi artefice di prestazioni maiuscole e di grande personalità. Forse dopo due stagioni in cui la possibilità di esprimersi gli era stata negata, la sua rinascita all’Hellas potrebbe non passare inosservata. La parola ora passa al Milan, che in chiave futura potrebbe tornare a puntare su di lui.
Rimane calda anche la pista che vorrebbe Sneijder pronto a votarsi rossonero, ad attraversare il Naviglio per ridiscutere del suo valore. In passato l’Inter è stata la miglior fucina di talenti poi tutti rossoneri: Seedorf e Pirlo su tutti. Forse è per questo che Moratti vorrebbe poter cedere il giocatore in Premier League?

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