Ibracadabra: ed è ancora magia

Ibracadabra: ed è ancora magiaMilanNews.it
© foto di Giulia Polloli
domenica 21 novembre 2010, 00:40Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Ibrahimovic è stanco. Così titolano molti giornali di fronte all’ennesimo schieramento dello svedese. Ma Allegri non conosce il termine turnover?
Lo conosceva, ma poi le batoste di Inzaghi e Pato là davanti non gli lasciano altra scelta che fingere un’amnesia temporanea e continuare a schierare gli stessi uomini.
E ha ragione da vendere Allegri, che fa di necessità virtù, ma che forse con gli uomini ridotti riesce ad imporre finalmente il suo gioco, riesce a dare quella continuità a quel centrocampo che da tre partite a questa parte è stato soprannominato “muscolare”, per l’utilizzo di Gattuso, Ambrosini e Flamini (che in molti volevano rivedere in campo) che pur con meno fantasia sembra essere molto più concreto ed incisivo.
Ma torniamo alle favole che ogni settimana ci racconta questo Milan.
Protagonista fino al 44’ è Abbiati, un portiere che sembra più l’aiutante di qualche mago, come spesso si trova appunto nelle favole, come Artù nel cartoon Disney, che segue Merlino nelle sue avventure ma poi si accorge di essere proprio lui il prescelto.
E Abbiati, metaforicamente, per tutto il primo tempo estrae la spada dalla roccia, allontanando l’incubo viola che cercava di violare il suo regno. Diventa Re ma cede lo scettro appena prima dello scadere quando, con un incantesimo vero e proprio Ibrahimovic inventa una rovesciata incrociata che spiazza l’avversario e fa esplodere S.Siro.
E tutto nel momento migliore della Fiorentina, con il Milan che ha dovuto lottare per avanzare di qualche metro rispetto alla propria porta, con Allegri che detta i tempi degli inserimenti del centrocampo rossonero che con Gattuso va vicinissimo al gol, quello che avrebbe fatto esplodere il tempio del calcio.
Nella notte magica c’è ancora un grande assente, quel Ronaldinho braccato dalle telecamere e colto in fallo all’uscita di un ristorante ad un’ora che, secondo il suo tecnico, “non è da atleti”. Ma Allegri ribadisce: la scelta di far giocare Seedorf è squisitamente tecnica e soprattutto ben si adatta alle condizioni d’emergenza.

Un po’ di fantasia dietro le punte, così da non dare punti di riferimento agli avversari. Perché Clarence non è immobile, si muove in ogni zona del campo, improvvisandosi terza stecca del tridente non appena riesce ad avere il pallone tra i piedi.
E Ronaldinho si alza dalla panchina quando Mr. Max lo chiama.
Cinque minuti che calcisticamente non son nulla, ma che moralmente equivalgono all’abbraccio del padre che perdona il figlio. Ronaldinho sorride dando il cambio a Seedorf, lo stadio gli regala un’ovazione, brilla il suo sorriso, i suoi capelli si muovono leggeri, ancora non intaccati dalla pioggia milanese.
Pace fatta? Lezione assimilata?
Martedì c’è la Champion, la trasferta contro l’Auxerre. Allegri vuole lo scudetto, ma sappiamo quanto la dirigenza ami la coppa dalle grandi orecchie.
Dopo l’entrata di Dinho anche la memoria di Allegri sembra tornare quella di un tempo. Per rimanere in corsa su tre competizioni ci vuole un sano turnover che, con le defezioni là davanti, proiettano anche Dinho verso una maglia da titolare. E se scaramanticamente giovedì al ristorante aveva ordinato una Fiorentina, cosa ordinerà in vista dell’Auxerre?