Lo spirito è quello giusto ma la B non è più un tabù...

Lo spirito è quello giusto ma la B non è più un tabù...MilanNews.it
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
lunedì 19 novembre 2012, 00:00Milanello in rosa
di Gaia Brunelli

Le uniche due cose per cui andare fieri di questo Milan sono El Shaarawy e il grande cuore di tutto il gruppo. Se sull'italo egiziano i complimenti si sprecano, sullo spirito della squadra bisognerebbe soffermarsi maggiormente. Andare sotto nella bolgia del San Paolo dopo solo quattro minuti e per una papera del portiere avrebbe probabilmente scalfito anche l'imperturbabilità del Dalai Lama. Trovarsi poi in svantaggio di due gol dopo solo mezz'ora con un'altra indecisione del reparto difensivo avrebbe reso inerme anche uno come Chuck Norris. E, invece, il Milan ha saputo reagire e soprattutto pareggiare. I discorsi di Allegri sono serviti eccome quindi, anche se in realtà le reazioni di orgoglio non sono mai mancate. L'idea di andare in serie B spaventa tutti, a cominciare dalle alte cariche societarie che, però, ormai hanno infranto il tabù e pronunciano la lettera B senza vergognarsi troppo. La serie cadetta è l'incubo con cui il Milan dovrà convivere per questa lunga ed estenuante stagione, nella speranza che sia l'unica. Quello che è emerso in maniera concreta dopo la gara contro il Napoli è quanta sia la necessità dei rossoneri di avere qualità in campo. Di Boateng si continua a dire: "sì beh dai non male oggi". Peccato che serva molto di più, "non male" non basta e non serve a nessuno. Entra Robinho che non corre più come una volta ma calibra in maniera perfetta un passaggio filtrante per El Shaarawy. Questo serve, non la veemenza di Boateng e i suoi tiri velleitari o forse sarebbe meglio dire improbabili. Non quest'anno.

Oggi serve concretezza e qualità. La maggior parte degli errori dei giocatori rossoneri sono tecnici. Errori nel controllo, nei passaggi più semplici. Se solo Allegri riuscisse a eliminarli, già si vedrebbe un altro Milan. L'altro problema è la consapevolezza di credere di essere qualcosa che non si è. I colori sono quelli e il nome pure, ma questa squadra ha bisogno di convincersi di essere il Foggia (con tutto il rispetto). Mostrare la spavalderia e la personalità che il Milan ha sempre avuto, al momento non è la strada giusta. Per ricostruire e ripartire ci vuole umiltà e sacrificio, solo così si crea una compattezza difficile da spezzare. Durante il derby Primavera a bordocampo mi è capitato di sentire il tecnico rossonero, Aldo Dolcetti, che ha chiesto a un suo difensore di fare quello su cui avevano lavorato in settimana e cioè recuperare palla e cercare subito le punte dalla difesa. Questo significa evitare di tenere troppo il possesso in difesa che rischierebbe di essere preda del pressing avversario. Questo significa anche avere l'umiltà giusta di capire quali sono i limiti e quali, di conseguenza, anche i pregi del proprio gruppo. Quindi, sarebbe meglio inculcare lo spirito giusto anche a quelli come Mexes, ad esempio, che ogni tanto decidono di fare giochetti, dribbling o numeri da circo. Piuttosto palla lunga alle punte e via. No?