Per il dopo Palermo nessun dramma: forse basta ricordarsi di essere il Milan

Per il dopo Palermo nessun dramma: forse basta ricordarsi di essere il MilanMilanNews.it
© foto di Giulia Polloli
mercoledì 23 marzo 2011, 00:00Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Questo è sempre stato il momento di Pippo Inzaghi. La primavera lo faceva sbocciare! Quando tutti gli altri hanno accusato il cambio di stagione a dar energia al Milan ci ha sempre pensato lui.
Ma ahimè quest’anno Pippo può soltanto ancora guardare i compagni sul campo, costretto all’angolo dall’infortunio.
Perché parlare di Inzaghi? Perché sembra più facile viaggiare nel ricordo che non cercare di tastare il presente di questo Milan.
Lo scivolone di Palermo ha creato un caso: legato all’assenza di Ibra, legato all’evanescente Pato, legato ad alcune scelte di Allegri che forse hanno reso un po’ compassato questo Milan di scena al Barbera (oltre ad aver fatto infuriare il presidente Berlusconi).
E ora la sosta, che impegnerà molti rossoneri nelle rispettive nazionali, proprio alla vigilia del derby, la partita che sarà determinante, se non per il risultato finale del campionato, quanto meno per la reazione che ci si attende da questo povero Diavolo.
Si, povero, perché il Milan uscito dalla Champions e orfano di Ibra mi sembra un mendicante in mezzo ad una strada, che non riesce a gestire il suo potenziale, quasi disorientato dalla gente che gli corre attorno.
Della partita di Palermo salvo Thiago Silva, che se avesse avuto il dono dell’ubiquità si sarebbe triplicato, uno in ogni zona del campo a suonare la carica.
Non riesco ad entrare nelle dinamiche psicologiche che si creano dopo un insuccesso, certo è che bisogna riprendere il piglio giusto e lavorare per tornare ad imporsi.
E’ come se ogni tanto qualcuno facesse strani scherzi di scambio di personalità, in una sorta di macchina infernale che confonde le anime e le menti. Come quelle di chi sproloquia su Ibrahimovic, rendendolo prima Dio e poi ultimo dei mortali, prima protagonista indiscusso, che aveva messo la firma sullo scudetto e poi ultimo dei gregari perché non può pedalare al momento giusto. Ribadisco che chi mette in discussione il potenziale di Ibrahimovic dal punto di vista prettamente calcistico, allora è meglio che cambi mestiere. Vero è che dal “Campione” di turno ci si aspettano solo successi e mai errori, ma ricordiamoci che Zlatan è un giocatore, un uomo, che ha i suoi punti deboli, come chiunque. Se solo non fosse stato così determinante, non si sarebbe mai creato alcun caso, no?
E comunque questo Milan non può avere paura di uno scivolone, non deve farsi condizionare dalle mille voci che a turno lo esaltano o lo mettono al rogo.
Questo Milan è dotato di un potenziale unico, questo Milan è primo in classifica: perché guardarsi alle spalle? Bisogna giocare su se stessi, non fare pronostici, bisogna andare in campo e lottare come leoni per portare a casa la pelle.

Forse questo è mancato nelle ultime giornate, forse si è sottovalutato anche l’avversario in alcune occasioni. Per questo ritengo che non ci si debba preoccupare troppo della preparazione mentale del derby, perché è la classica partita che si prepara da sé, è la classica partita che puoi giocare ad occhi chiusi perché l’adrenalina guida ogni singolo scatto, ogni singolo passaggio.
In più c’è in ballo la testa della classifica: ma chi meglio del Milan può gestire questa gara? L’Inter deve rincorrere i cugini, guidato da un condottiero che ben li conosce, ma che forse non ha imparato il valore del legame con quella maglia rossonera. Qui deve subentrare anche l’onore, l’orgoglio, la voglia di mettere a tacere tutti quelli che hanno già dato sepoltura al Diavolo.
E la sosta arriva al momento giusto. La Nazionale distoglierà l’attenzione dai mille campanili calcistici e riunirà tutti sotto la stessa bandiera, come da cento cinquanta anni a questa parte. Poi al rientro, capitale per un giorno sarà Milano, come in età napoleonica e a S.Siro si darà il via alla battaglia per la scelta della bandiera che dovrà sventolare sulla città.
Quindi occhi puntati sul derby in campo e non sul mercato. Occhi puntati sui giocatori che lo renderanno unico, non su chi ancora potrebbe dar man forte nel futuro. Occhi puntati sui talenti che abbiamo in casa prima di pensare a quelli degli altri. Ci vuole coraggio autarchico in questo momento, piangersi addosso per l’assenza di un giocatore non porta buoni auspici. Il giusto ragionamento è contare le forze e metterle in campo, determinare l’atteggiamento tattico e rispettarlo, ricordandosi che chiunque si ponga davanti al Milan ha un obiettivo importante: quello di far traballare il pennone su cui sventola la bandiera rossonera fino a farla ammainare. Ma l’avversario di turno dovrà sapere che per ottenere un risultato così sfregiante dovrà vender cara la pelle, perché dall’altra parte, signori, c’è il Milan.