El Pase de la Muerte: dove e perché deve intervenire Amorim (cambiando ancora)
Ruben Amorim, da inizio stagione, ha cambiato diverse cose nella costruzione del suo Milan cercando di adattarsi alla rosa che ha costruito, insieme alla società, nel corso dell’estate. Dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 o 4-4-1-1 poco importa, il cambio sistemico è ormai avvenuto con evidenza, ma ci sono ancora dei difetti nella struttura difensiva che devono essere corretti in maniera seria e importante. Specialmente nella gestione difensiva della propria area di rigore.
GOL IN FOTOCOPIA
Contro il Benfica, in occasione della prima partita di Europa League, il gol dello 0-2 segnato dai portoghesi con Kaminski su assist di El Karouani poteva sembrare un episodio, un mal posizionamento difensivo dovuto a un movimento rapido del pallone. Invece no. Non è così. Perché al contrario di quanto accaduto con Allegri lo scorso anno, Amorim non vuole una marcatura aggressiva e compatta di quella situazione ma porta la linea difensiva a fare un movimento che, di fatto, spesso e volentieri lascia agli avversari lo spazio e il tempo per attivare “El paso de la muerte”, ovvero lo scarico all’indietro del pallone per un compagno che, tutto solo, si trova nelle condizioni migliori per poter fare gol. È successo anche contro il Bologna, per due volte: in occasione dello 0-1 e del 2-3 di Mbangula, dove l’ex Juventus ha avuto il tempo e lo spazio per fare quello che ha voluto senza un’aggressione feroce da pate dei difensori rossoneri. Solo Luka Modric, nel secondo tempo, ha evitato un’altra occasione potenziale, ma in generale il Milan va in difficoltà quando gli avversari assaltano dal lato e creano densità in area, cercando le palle a rimorchio.
CAMBIAMENTO NECESSARIO
In vista del derby di sabato, ma anche guardando in avanti, quasto aspetto va decisamente corretto nel corso degli allenamenti o al video. Perché questa situazione, per come gioca Amorim, dovrebbe essere un punto di forza offensivo del Milan che, invece, fatica tremendamente a attivare Gonçalo Ramos o Camarda. E guardando all’Inter, in situazioni come quelle che sono andate a segno con Benfica e Bologna, c’è di che preoccuparsi.
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