Tutto rinchiuso in quell'abbraccio. E se i sogni si avverano...

Tutto rinchiuso in quell'abbraccio. E se i sogni si avverano...MilanNews.it
© foto di Giulia Polloli
mercoledì 13 aprile 2011, 00:00Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Ogni volta che riguardo quell’immagine, Pato e Ibrahimovic che si abbracciano dopo il gol alla Fiorentina, vorrei poter avere l’arte dialettica di Sgarbi nel raccontare, come solo lui sa fare, un’immagine che sembra un dipinto, che arriva direttamente al cuore di chi, come me, è emotivamente coinvolgibile dai gesti e sentimenti puri e semplici.
Perché della partita contro la Fiorentina è questa la foto che voglio portare con me, il resto lo lascio agli eventi. La vittoria ha portato i tre punti che servivano a confermare lo stato di forma, il Milan ha fatto il Milan guidato sapientemente e brillantemente da Allegri che davvero sembra poter fare ciò che vuole con i suoi giocatori. Il gran gol di Seedorf, che va a ricordare a chi se ne fosse dimenticato, che i campioni non hanno età e poi la gioia dopo il gol di Pato. La nota stonata riguarda lo svedese, che ha perso il senno lasciandosi andare ad una reazione nervosa che gli costerà, ancora una volta, tre giornate. Ma anche questo fa parte del gioco. Non voglio condannare Ibrahimovic, perché come ha detto il Presidente Berlusconi, si condannerà da sé guardandosi allo specchio, vecchia metafora per il cammino interiore che ci porta ad ascoltare la voce della nostra coscienza soprattutto quando il nostro operato non è impeccabile. Ibra salterà altre partite, ma al Milan ha lasciato in dono Pato, in forma stratosferica. Perché, devo ammettere il mio pensiero, ritengo che buona parte della ripresa del calciatore verdeoro, oltre alla felicità emotiva per la sua nuova love story, che di certo accelera il cuore e fornisce più ossigeno a muscoli e polmoni, sia proprio dovuta al lavoro fianco a fianco con quel campione svedese che imponente si è messo sulla sua strada.
Dopo l’addio di Ronaldinho, di cui Pato stava seguendo il cattivo esempio delle nottate milanesi, il punto di riferimento è diventato il “gelido” Zlatan, che non ha risparmiato parole e occhiatacce al giovane compagno, per fargli ritrovare la giusta via. Di questo sono convinta, mi basta leggere gli sguardi che i due si sono lanciati, a favore di telecamere, in tante occasioni. Basta sì leggere il labiale (e non per accusare, ma per scagionare e imparare) e capire l’affetto e l’effetto che certe parole, per di più pesanti, hanno avuto nel papero rossonero.
L’assenza di Ibra nel derby ha definitivamente consacrato la prestazione di Pato, il suo ruolo, le sue doti tecniche che miracolosamente sembrano essere resuscitate da un baule dimenticato in soffitta. E la prestazione maiuscola contro la Fiorentina è avvenuta sotto gli occhi attenti del compagno, culminata in quell’abbraccio, con cui ho iniziato la mia dissertazione sulla vittoria rossonera.
Le mani di Pato sui capelli di Ibra, la testa appoggiata alla spalla: segnali inequivocabili. Affetto, gratitudine quasi commozione in quel gesto tanto atteso e finalmente concretizzato.

Pato è cresciuto e Ibra si è goduto lo spettacolo da protagonista.
Ma questo deve aver fatto scattare un pensiero imponente nella testa dello svedese, che l’ha reso nervoso soprattutto dopo aver sbagliato sotto porta due occasioni incredibili. O forse le tante chiacchiere legate al mercato rossonero, al desiderio presidenziale di avere nella propria scuderia un altro campione, quel Cristiano Ronaldo desiderato come un sogno che, secondo quanto riportano i giornali, potrebbe anche realizzarsi. Chissà che questa miscela esplosiva non abbia agito di concorso nella mente di Ibra e abbia creato quel nervosismo inconscio, tramutatosi in parole irripetibili, proprio di fronte all’assistente di gara. Parole che non sono volate via un istante dopo e cadute nel dimenticatoio, come solitamente accade su quasi tutti i campi, ma si sono trasformate in un cartellino rosso reso ancor più pesante dalla squalifica appena scontata. Ma anche questo è Ibrahimovic, e non voglio pensare che un gesto dovuto alla momentanea perdita di lucidità faccia dimenticare tutto ciò che il campione ha fatto quest’anno con, e per, il Milan.
Perché i dati sono scritti nero su bianco: i gol siglati dal Milan, quelli pesanti, presentano la sua firma. Che li abbia realizzati lui o che semplicemente li abbia innescati poco importa. Quindi, anche se “è da un po’ che non segna” io sfido chiunque ad avere la stessa precisa e meticolosa presenza negli score delle gare di campionato. Il binomio genio e sregolatezza a volte è la condicio sine qua non della carta d’identità dei Campioni. Concordo con il presidente su una cosa: sono certa che Zlatan si sia già fatto l’esame di coscienza e abbia lui stesso condannato il suo gesto dicendoselo in faccia di fronte allo specchio. Il Milan dovrà fare a meno di lui certamente per due partite, se il ricorso andrà a buon fine, ma siccome i rossoneri non sono Ibra-dipendenti, sono certa che la sua assenza, per quanto pesante, lasci campo ad altri geni e ad altre estrosità. Voglio poter credere che il Milan prosegua nel progetto concordato con lo svedese, voglio poter credere anche io nei sogni. E nel mio sogno Ibrahimovic ora è ancora e sempre più concreto.