Bucchioni: "Il Milan in mano ai tedeschi. Boban, Maldini e Ibra, quale futuro?"

21.02.2020 15:24 di Enrico Ferrazzi Twitter:    Vedi letture
Fonte: di Enzo Bucchioni per TMW
© foto di Federico De Luca
Bucchioni: "Il Milan in mano ai tedeschi. Boban, Maldini e Ibra, quale futuro?"

Il Milan del fondo, dove fondo sta per Elliott (non malignate), è di fronte all’ennesima rivoluzione del comparto sportivo. La terza in tre anni e, a naso, non mi pare una grande idea in un mondo dove la continuità di programmi è fondamentale.

Mi viene il sospetto che il nuovo cambiamento sia maturato nella testa di Gazidis leggendo la pagina dodici del manuale “Cosa non fare per vincere nel calcio”, ma potrei anche sbagliare. Comunque auguri, di sicuro servono.

Ma che succede?

Dopo il Milan alla calabrese di Mirabelli, quello alla brasiliana di Leonardo e l’ultimo, quello degli ex Maldini e Boban, siamo di fronte a una svolta epocale: nasce il Milan alla tedesca.

Un manager teutonico sta per prendere in mano il comparto sportivo rossonero, dalla panchina alla gestione, mercato compreso, il Milan sarà tutto suo. L’allenatore manager dovrebbe essere Ralf Rangnick, 62 anni, l’uomo del miracolo delle squadre della Red Bull, ma non basta, dovrebbe crescere nell’importanza anche Hendrik Almstadt, un altro tedesco, già al lavoro in società da qualche mese. Due manager per un Milan germanico, già che c’erano potevano prendere anche la Merkel come direttore generale visto che sta per uscire dalla politica.

Battute a parte, per correttezza giornalistica devo premettere che il fondo Elliott si è preso la briga di smentire ufficialmente e una smentita è sempre una smentita, ma se lo scrivono prima la Bild, poi l’autorevolissima Equipe, non deve essere proprio una fake news. E se, soprattutto, Paolo Maldini qualche giorno fa è uscito allo scoperto per dire che secondo lui Rangnick in panchina non è una buona idea, non deve averlo saputo proprio dal primo che passava per tagliare l’erba a Milanello.

Se svolta sarà davvero, siamo di fronte all’ennesimo fallimento di un progetto, all’ennesimo cambiamento di idee e di programmi, all’ennesima ripartenza da capo. E secondo me, sperando di sbagliare per i tifosi rossoneri, di questo passo il Milan non ne esce più.

Capisco che il fondo Elliott abbia l’assoluta necessità di rialzare in fretta il valore del brand per vendere e cerchi fortemente di rilanciarlo a livello sportivo per aumentare il fatturato magari tornando in Champions (il sogno), ma quella del cambiamento continuo è la ricetta sbagliata.

Il calcio non si fa per tentativi. Non si fa andando a prendere modelli che funzionano altrove, il trapianto è sempre difficile e complicato. Non si fa calcio neppure solo con la mozione degli affetti chiamando campioni amati dal tifosi. Non si fa soprattutto non dando fiducia, cambiando al primo alito di vento contrario, non si fa mettendo in discussione un allenatore dopo l’altro, rinnegando acquisti appena conclusi.

Maldini e Boban hanno fatto i loro errori e pagato l’inesperienza, ma ora che il treno sta ripartendo su un binario più giusto, si ricambia ancora? Alcuni giocatori stanno dimostrando il loro valore, altri cresceranno. Una base di squadra sulla quale lavorare c’è. Si butta tutto a mare?

Chi arriverà porterà le sue idee e i suoi giocatori. I suoi sistemi gestionali e le sue regole. E non c’è niente di più difficile da fare che lavorare nel calcio italiano se non lo si conosce in tutte le sfaccettature.

Magari Rangnick è un fenomeno e dimostrerà di poter imitare Mourinho, l’unico che ha fatto grandi cose anche da noi, ma il rischio è altissimo. E una programmazione triennale gliela vogliamo consentire o si chiederà anche a Rangnick di vincere subito?

L’uomo ha credenziali forti, su questo non si discute, ha scoperto e comprato a poco tanta gente da Manè a Haaland e fatto la fortuna della Red Bull in Austria e Germania, ma non si può non essere d’accordo sul fatto che la strada che il Milan starebbe per imboccare è in qualche modo rivoluzionaria. E come tutte le rivoluzioni da guardare con apprensione.

E poi, Boban e Maldini resteranno al loro posto per collaborare con i tedeschi o no? Conoscendoli, i dubbi sono molto alti, comunque vedremo. E Ibra che tanto bene sta gestendo il suo ritorno con Pioli in panchina?

Gli interrogativi sarebbero mille. La sensazione è che Elliott abbia smentito la svolta tedesca per non turbare la stagione in corso, ma la tavola deve essere già apparecchiata da un pezzo.

Bisognerebbe spiegare al fondo che invece il calcio è fatto di programmazione, di piani a medio termine, di uomini sui quali si deve riporre fiducia, ma che vanno anche lasciati lavorare. Il calcio non va gestito come un fondo che controlla e valuta le performance e i grafici tutti i giorni, boccia o promuove. Nel calcio ci sono i numeri, ma anche gli uomini.

Faccio un esempio spicciolo, il primo che mi viene in mente. Marotta e Paratici alla Juve (Del Neri in panchina) partirono con un quasi disastro. La logica Elliott avrebbe indotto al licenziamento e al cambiamento, così la Juve non avrebbero vinto con loro per sette anni di fila…

Per me, ma di sicuro sbaglio, Elliott che s’è imbarcato nel calcio non si sa fino in fondo per quale ragione, dovrebbe pensare a uscirne più in fretta possibile senza danni. Se non basta recuperare quanto speso e si pensa invece a plusvalenze e guadagni futuri, se si valuta questo club davvero un miliardo, non si troverà mai un acquirente e non se ne uscirà.

Non resta che sperare che in questa sorta di roulette russa, o meglio margherita da sfogliare, si peschi finalmente la soluzione giusta.

Sarà davvero Rangnick? Auguri.