A chi conviene?
Cambiano i tempi, cambiano i modi, cambiano soprattutto i volti e gli interpreti, ma lui rimane, anche quando si è convinti di averlo lasciato per sempre. Il passato. Per alcuni la base per vivere bene il presente; per altri un nemico da vedere meno possibile; per altri ancora un serbatoio di ricordi da gestire con intelligenza. Ma torna: in tutti i casi, non c’è niente da fare. Si può presentare quando tutto va bene ed è facile voltargli le spalle, oppure quando le cose vanno maluccio, e guardarsi indietro aiuta a guardare avanti. Se il futuro è nero, il passato è rosso. Il primo, un colore senza speranza; il secondo, quello della passione. Che è cieca per sua natura, e può portare dappertutto, anche ad attribuire a quello che fino a 2 anni fa sarebbe stato nient’altro che un’idea bislacca, i connotati di un colpo di mercato. L’ipotesi del Kakà-bis ha impiegato pochi minuti a scaldare i cuori lacrimanti dei tifosi rossoneri, smaniosi di tornare a vibrare di emozione. L’immagine del Bambino d’oro con indosso la maglia rossonera raggiungerebbe l’obiettivo senza difficoltà. Kakà è insieme a Shevchenko il giocatore che ci ha regalato più brividi e soddisfazioni: l’operazione che potrebbe riportarlo a Milano è già cominciata e potrebbe addirittura concludersi in tempi brevi.
Ricky è anche pronto a ridursi l’ingaggio annuo del 30%, per venire incontro alla società che ha lasciato nell’estate del 2009, ma conosce i benefici che trarrebbe da un trasferimento in rossonero. Tornerebbe ad essere un calciatore, di quelli protagonisti, che sanno fare la differenza, che possono ambire alla fascia da capitano, con il proprio club ma anche con la Nazionale. Perché è a quello che aspira l’indimenticato “22”: 12-18 mesi sulla cresta dell’onda in vista dei Mondiali 2014. La domanda interessante è piuttosto relativa alle ambizioni del Milan. Avviare (o quantomeno smuovere) una campagna acquisti fin qui di basso profilo, a cospetto di cessioni illustri, oppure tentare di arrivare romanticamente alla parte più tenera dei cuori rossoneri? Che sta diventando sempre più piccola, ma c’è ancora, e ancora ha la forza di toccare altre corde. Meno mielose, ma più concrete e più importanti, soprattutto agli occhi della società. Via Thiago Silva, il difensore centrale più forte del mondo; via Zlatan Ibrahimovic, 33 gol nell’ultima stagione con la maglia del Milan, capocannoniere dell’ultima Serie A. Arriva Kakà, 8 gol in 40 partite, reduce da tre stagioni vissute da promessa non mantenuta. E un futuro, per qualcuno, ancora tutto da scrivere. A noi, invece, i conti proprio non tornano…
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