C'è rossonero e rossonero...
C’è rossonero e rossonero: non tutti hanno vissuto, e vivono ancora, il Milan, allo stesso modo. La pietra di paragone è ancora una volta la panchina dell’Inter, quella che Leonardo è a un passo dall’abbandonare ufficialmente dopo aver (ri)trovato quella che ritiene la sua giusta dimensione, e quella che Ancelotti ha gentilmente – ma seccamente – rifiutato. Una scelta decisa, che rende nuovamente attuale la diatriba su quella che l’inverno scorso portò Leonardo alle redini della rivale per eccellenza. Ha fatto bene? Ha fatto male? E’ un professionista e basta, o prima di essere tale è un tifoso del Milan? A ciascuno il suo, vale anche per le opinioni, ma a ben vedere, per quanto indimenticabili siano gli anni rossoneri di Caipirinha, accostarli a quelli vissuti da Carlo Ancelotti è un azzardo palese.
Come Leonardo, Ancelotti ha avuto a lunghi tratti difficoltà a mantenere buoni i rapporti con Berlusconi, con il quale spesso si è trovato in disaccordo, ma a differenza del brasiliano, sia da calciatore che da allenatore l’emiliano ha vinto tutto quello che aveva da vincere. E allora, a prescindere dalla professionalità e dalle capacità, il tempo non basta a forgiare l’identità (rossonera nella fattispecie) di uno sportivo. Non basta vivere il buono e il cattivo del Milan per 10, 15, 20 anni, ma probabilmente occorre farlo in un certo modo, anzi nel migliore dei modi: trionfando il più possibile. Perché il Milan è una grande famiglia, ma è una famiglia abituata bene, divenuta tale a suon di vittorie: una famiglia con capostipiti, primogeniti che rappresentano il fiore all’occhiello e figliuoli prodighi che a volte ritornano, e a volte no…
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