Cassano al Milan già divide: la sua classe unirà tutti
Antonio Cassano non ha ancora messo piede a Milanello ma, allo stesso tempo, ha già spaccato il popolo rossonero, diviso tra favorevoli, contrari e attendisti. Giusto o non giusto prenderlo? Un vero affare o un boomerang che si ritorcerà subito contro? E ancora: un giocatore utile o un acquisto superfluo, incompatibile con i meccanismi tattici di mister Allegri? Dubbi tanti, certezze una: riuscire a strappare un talento così, praticamente a costo zero, è un merito che la società rossonera potrà vantare per molto tempo. Dopo il mercato estivo poi, con tanti arrivi e pochi euro spesi, la palma di "Astuto dell'anno" è saldamente nelle mani di Adriano Galliani. C'è chi continua a mettere l'accento sul carattere tempestoso del Fantantonio nazionale, pronto a creare scompiglio (dicono) nello spogliatoio, con le sue famose "cassanate", dopo le prime panchine o i primi mugugni e malcontenti. Va bene, il barese, nella sua carriera, non ha certo brillato per buona condotta - non è proprio uno stinco di santo, come si suol dire - ma giudicare e condannare Cassano ancor prima di averlo visto all'opera in questa sua nuova esperienza, per poi magari lavarsene le mani in caso di successo in rossonero, è un tantino esagerato e scorretto.
Genio e sregolatezza, si sa, viaggiano spesso a braccetto e l'ex Roma, con tutte le sfumature del caso, ne ha fatto il suo credo. La concorrenza al Milan è alta, questo è certo, ma la società di via Turati ha già vissuto, nel corso della sua storia, degli antagonismi interni, anche piuttosto spigolosi, e saprà certamente come gestire certe situazioni. Allegri avrà un ruolo chiave in questa circostanza: non una patata bollente ma un'ulteriore arma (i più maligni direbbero "a doppio taglio") da utilizzare nel migliore dei modi, con aculatezza e buon senso, per rafforzare le motivazioni e le ambizioni del gruppo. Far discutere, dunque, è nel destino di Cassano, uno in grado di smuovere le acque mediatiche del nostro calcio anche tacendo: spetta a lui, comunque, smentire le cattive lingue e, soprattutto, convincere gli scettici.
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