Ci inchiniamo innanzi al Faraone

Ci inchiniamo innanzi al FaraoneMilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
giovedì 22 novembre 2012, 10:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

Sembra facile cavalcare l’onda, scrivere un articolo su Stephan El Shaarawy risulta quasi scontato, banale, ma questo ragazzo di appena 20 anni è capace di catalizzare l’attenzione come non ci accadeva da tempo (a dir la verità più o meno dal 18 luglio, dalla partenza dello svedese con il nasone).
Il Faraone entra di prepotenza nella storia di ogni partita del Milan, lo fa a suon di gol ed assist (riesce a mandare in rete anche l’Alexandre Pato triste ed a quanto pare irrequieto di questo periodo), ma lo fa soprattutto grazie a prestazioni degne di nota al di là del singolo gesto tecnico. Se il gol è l’esaltazione del lavoro svolto, sono la corsa, la fatica e l’intelligenza tattica di questo giocatore che ne fanno un uomo decisamente sopra la media.
Stephan El Shaarawy, oltre a segnare più di quanto fatto da un certo Luiz Nazario da Lima detto Ronaldo alla sua età, ha la capacità di fare sempre e comunque la cosa giusta.

In qualsiasi zona del campo appaia la cresta del numero 92 si vede un gesto pregevole, che sia un controllo, un passaggio azzeccato, un recupero sontuoso, un assist o un tiro che s’insacca nella maniera migliore alle spalle del portiere.
Quello che stupisce più di tutto è la maturità di questo ragazzo che ripetiamo avere appena 20 anni (sempre bene ricordarlo nel caso possa sfuggire), e ci riferiamo a quella tattica che gli permette di trovarsi sempre nella zona nevralgica del campo (a due passi dal pallone quando serve l’appoggio facile, lanciato nello spazio quando serve allungare gli avversari e dettare l’apertura), ma anche e soprattutto a quella personale di un ragazzo che è capace di dire una cosa del tipo: “La cosa importante è cercare la prestazione, non il gol, perché se corri e lavori per la squadra i compagni ti ripagano ed i gol arrivano”.
La tecnica non si discute, ha segnato in tutti i modi possibili (manca solo il colpo di testa, ma ci è andato vicino a più riprese, anche perché l’intesa con De Sciglio cresce ed El Shaarawy è uno che ci crede sempre, anche a pochi minuti dalla fine quando il compagno prova una sfuriata sulla fascia apparentemente impossibile), l’atteggiamento lascia a bocca aperta, per concentrazione, continuità e cattiveria che mette in ogni singola prestazione, prescindendo dalla competizione, dall’avversario e dal risultato.
Non abbiamo più aggettivi per descrivere questo giocatore immenso, se non affidarci a quell’epiteto che utilizziamo sempre con un certo riguardo, ma che qui non ci sembra affatto azzardato: Campione!