Diavolo da Champions, eppure lo davano per morto
La stagione del diavolo sembra essere finalmente giunta ad una svolta, le sorti di quest’anno, che non è nato certo sotto i migliori auspici, sembrano essere meno sfortunate di quanto si potesse immaginare. Il cambio di passo della squadra di Allegri è stato netto, dalla sconfitta con la Fiorentina in poi il cammino rossonero in campionato ha subito una repentina inversione di marcia, incanalata sui binari corretti e più consoni al blasone della gloriosa maglia del diavolo. L’inizio non era stato certo dei migliori, a partire dalla campagna acquisti tutt’altro che entusiasmante, con l’addio ai senatori prima ed ai tre pezzi da novanta poi, per accogliere una serie di volti nuovi non all’altezza, almeno nel nome, delle aspettative dei tifosi del diavolo. Poi le soprese sono arrivate da i ragazzini terribile del ’92, El Shaarawy e De Sciglio (tra l’altro inseriti di diritto nella top 11 della Serie A stando al rating derivante dalle statistiche), dalla scoperta Constant e dagli uomini di rendimento, pensiamo a Bonera, Yepes e, soprattutto, a Montolivo. Qualche difficoltà di troppo all’inizio e la sentenza degli “esperti” è arrivata puntuale: Milan fuori dalle competizioni europee, almeno da quella che conta di più, irreparabilmente in ritardo di punti e qualità rispetto alle formazioni accreditate per le prime posizioni, fra le quali spuntano i cugini dell’Inter, il Napoli di Mazzarri, le due romane ed anche la sorprendente Fiorentina di Montella (tra l’altro indiziato numero uno degli stessi “esperti” per il futuro della panchina rossonera, dalla quale Allegri è stato allontanato, almeno a parole dai pluricitati “esperti”, più e più volte nei primi mesi di campionato). Con la deludente sconfitta interna con la Fiorentina (brutta è vero, ma forse propiziata più dagli episodi che altro) tutti erano pronti a recitare il de prufundis del Milan, ormai relegato alle zone meno nobili della classifica, addirittura invischiato nella travolgente lotta per la salvezza. Massimiliano Allegri ha scelto proprio questo spauracchio per motivare i suoi, la Serie B era più vicina di quello che si sarebbe potuto immaginare ed è servita da stimolo ad una squadra che sembra aver ritrovato il passo delle migliori.
Nelle ultime cinque sfide il diavolo ha collezionato un pari, in rimonta sul difficile campo del San Paolo, e quattro vittorie consecutive, realizzando 13 punti, senza ombra di dubbio il miglior rendimento della Serie A, con tre punti in più della Juventus capolista, due sulla Lazio, uno in più della Roma, cinque sulla Fiorentina, e ben sei sulle “anti-Juve” (come se effettivamente ne esistesse una quest’anno) Napoli ed Inter. Un cammino da prima della classe, ma soprattutto un cambio netto del gioco e negli episodi, con le statistiche che parlano chiaro. Il diavolo è la squadra che ha la più alta percentuale di possesso palla (insieme alla Juve), è la formazione che ha la più alta percentuale di realizzazione dei passaggi, seconda solo alla Juve per numero di passaggi, è terza per tiri a partita (statistica viziata dall’inizio di stagione difficoltoso, in cui le stime erano molto più basse), quarta per tiri concessi. Numeri da capogiro, mutati radicalmente nelle ultime sfide, con un saggio percentuale che parla di un netto dominio su tutte la altre da Napoli in poi. Magicamente, ieri sera, dopo la sconfitta del Napoli, dell’Inter e della Roma, con la zona Champions lontana 6 punti, i famosi “esperti” hanno ripreso ad inserire il diavolo fra le formazioni quotate per la lotta alle posizioni di vertice. Massimiliano Allegri non ha mancato di sottolinearlo, ospite alla festa della Curva ha rimarcato come “ci davano per morti ed in lotta per la Serie B”, mentre lui, anche nei momenti difficili e di massima confusione continuava a ripetere che a febbraio la posizione sarebbe stata tutt’altra. Teniamo basse le ambizioni, evitiamo i proclami, anche perché un calo dopo la sosta potrebbe essere ampiamente preventivabile, ma questo Milan, quello delle quattro vittorie di fila, della risalita in campionato, quello dei 14 gol in 17 partite di El Shaarawy, a dispetto delle opinioni autorevoli degli “esperti” non ci sembra poi così inferiore a chi lo precede in campionato, magari con qualche innesto mirato le valutazioni potranno mutare ancora più in maniera favorevole.

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