Ibra ed Eto'o, fenomeni a confronto. A Londra vince il catenaccio e perde il bel gioco
Il Milan gioca bene e domina l'avversario, il Tottenham per lunghi tratti rintanato nella propria metà campo con 9 giocatori dietro la linea della palla e un solo tiro nello specchio della porta rossonera, grazie ad uno striminzito pareggio accedere ai quarti di finale di Champions League sfruttando, a meraviglia, l' 1 a 0 dell'andata a San Siro. Vince il catenaccio, perde il bel gioco. Capita. In casa milanista la delusione, i rimpianti, e la rabbia si sprecano. Si cerca il capro espiatorio. E allora il bersaglio più facile è Ibrahimovic, ancora una volta sottotono nelle competizioni europee. Non scarichiamo ogni responsabilità sulla sua scialba prestazione, che va giustamente evidenziata, ma non è l'unica ragione del mancato superamento del turno. Se lo svedese non è in giornata, e in Europa capita spesso, allora la squadra non è più competitiva? Qualsiasi grande complesso non può e non deve essere eventualmente condizionato dalla luna storta del suo fuoriclasse più rappresentativo. Ibra viene annullato? Bene, allora è giusto pretendere da Pato, Robinho e compagni un rendimento che permetta di poter contare su valide alternative. E invece il duo brasileiro, pur con qualche spunto degno di nota, non è stato brillantissimo. D'altronde se in due partite contro la quinta èquipe della Premier League, che non ha un reparto arretrato solidissimo, non si realizza neppure lo straccio di un gol, il demerito è di tutti gli attaccanti. Vediamo allora di analizzare in maniera più approfondita i motivi che hanno causato l'ennesima passo falso dei rossoneri. Quest'anno il Milan in Champions ha un bilancio di 2 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte con 7 gol segnati e 8 subiti. Un bottino non esaltante. E' evidente che il Milan ha dei limiti che si accentuano nel contesto europeo. Il nostro calcio è meno veloce, meno aggressivo e soprattutto al White Hart Lane è venuta meno quella qualità che, abbinata alla corsa, fa la differenza. Clarence Seedorf, nel ruolo di playmaker centrale, ha disputato un grandissimo match, non è quindi in quella zona del campo che ha fatto difetto la tecnica, ma più avanti a ridosso degli attaccanti, dove l'estro e la fantasia potevano essere utili per far breccia nel munitissimo fortino del Tottenham. Robinho è un cursore generoso, ma gli assist illuminanti, che liberano un compagno, non sono il pezzo forte del suo repertorio. Si è invece segnalato per un clamoroso gol mancato: Pato aggira il portiere e crossa al centro, Binho, in leggero ritardo, colpisce male la palla che carambola sul corpo di un giocatore avversario rimasto a terra, mentre dalla fortuita deviazione sta per scaturire il vantaggio rossonero, sulla linea di porta Gallas allontana. Il Paperino, si sa, è un egoista che cerca la soluzione personale.
Alcuni suoi spunti sono stati pregevoli ma come cecchino ha lasciato a desiderare. Occorrevano allora inserimenti da dietro. Boateng e Flamini, ottimi nei contrasti, nei raddoppi e nel recupero palla, raramente si sono fiondati in attacco cercando il tiro dalla media e lunga distanza. La retroguardia rossonera è stata perfetta. Ignazio Abate sugli scudi. Il ragazzo cresce e dimostra personalità. Ignazio è stato bravo nel proporsi in fase offensiva e altrettanto efficace nelle chiusure difensive. La lingua batte dove il dente duole per cui Ibra è il protagonista di ogni dibattito. Lo svedese non è una punta centrale, quando si piazza nel cuore delle aeree di rigore e non svaria sulle fasce o non retrocede per cercare spazi, diventa statico e quindi più facilmente contenibile tanto più se, come sovente è successo mercoledì sera, su di lui triplicano la marcatura. D'altronde la sua mole non gli permette di essere rapidissimo nei pertugi angusti. Ibra difende bene la palla ma non ha l'agilità, lo scatto bruciante e il dribbling secco di Eto'ò che in un fazzoletto salta i difensori come birilli e va bersaglio. Lo svedesone necessita di qualche centimetro e di qualche secondo in più per controllare la sfera e puntare l'avversario. Va poi considerato che nei match ad eliminazione diretta c'è maggiore attenzione e le marcature sono più rigorose e asfissianti. Una morsa dalla quale è difficile districarsi. Non solo. I difensori delle squadre di rango, e chi arriva nelle zone alte della Champions è una formazione assolutamente competitiva, sono tra i migliori del continente. Per completare il giro d'orizzonte c'è chi sostiene: "Ma non è che le sue prestazioni in tono minore in Champions siano anche dettate da imperscrutabili debolezze psicologiche? Il che vorrebbe dire: il ragazzone è un gigante d'argilla. Prendere atto dell'ennesima prestazione poco convincente è giusto ma non si può bollare un giocatore con l'etichetta "non è un campione". Difetti (o limiti?) a parte basta scorrere il tabellino di marcia stagionale per rendersi conto del suo valore : 14 gol e 12 assist in campionato, 4 reti e 1 assist in Champions, 1 gol in Coppa Italia.
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