L'anno più bello
C'è chi ancora oggi, malgrado la Supercoppa Italiana sollevata nel cielo di Pechino e lo scudetto conquistato con merito e senza appello, prova a sminuire l'opera di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan. Ha avuto un Milan forte, fortissimo, come pochi negli ultimi dieci anni, ma da quando in qua per vincere basta avere un organico forte? E allora, meglio sgombrare il campo dalle voci insensate e fare largo alle virtù di un allenatore che di meriti – nei successi conquistati e nei primati raggiunti dai colori rossoneri – ne ha tanti. Sono lontani i giorni in cui Galliani e Berlusconi si mostravano convinti della propria scelta: “Allegri ha il physique du role per guidare il Milan”, e gli scettici in coro: “Non ha mai allenato a grandi livelli, avrà difficoltà a gestire i senatori e, soprattutto, Ibrahimovic”. E invece no: alle prese con un'avventura nuova ed apparentemente più grande di lui, il tecnico toscano non si è scomposto, ha pensato ad un Milan sul quale poter apporre la propria firma e lo ha imposto senza tentennamenti.
Ha confermato la fiducia ad Ignazio Abate, ma soprattutto ha eliminato la necessità di un vice-Pirlo: fino a due anni fa era impensabile una linea mediana fondata sui muscoli e soprattutto priva del regista bresciano. Allegri ha visto prima di tutti, nell'incontrista Kevin Prince Boateng le caratteristiche del trequartista moderno. In poche giornate il ghanese è divenuto il fiore all'occhiello del nuovo Milan: un Milan solido, determinato e vincente, che ha nella coppia brasiliana Binho-Pato la giusta dose di fantasia e in Zlatan Ibrahimovic tutto ciò che manca per arrivare ad essere una grandissima squadra. Cento di questi Milan, Mister Allegri!
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