Ma come bluffiamo bene
E se fosse stato solo uno scherzo? Un modo come un altro per usare contro i giornalisti la loro stessa arma ovvero “la notizia”? Riflettendoci bene, per quanto possa essere stata grande la delusione per la sconfitta di Torino contro la Juventus e, forse, anche per il mancato mercato faraonico che gli era stato promesso dalla società, bloccato in parte, almeno per i grossi calibri dal Lodo Mondadori, le parole arrivate dal raduno della nazionale svedese dovrebbero essere rivisitate in base al tono con le quali Zlatan le ha pronunciate e il fatto stesso che siano state proferite in Svezia e non in Italia doveva destare qualche dubbio. E qualche dubbio, dopo aver visto i video della conferenza ci è venuto perché Ibra non aveva la classica aria di chi la vuole fare finita o che vuole dare un taglio netto a una fase della sua via (e della sua carriera) così importante nel momento in cui dovrebbe aver raggiunto il gradino più alto della maturità a livello calcistico.
Ibra sa di essere importante, tanto per il Milan che per la sua nazionale ed è forse questo il punto da mettere sotto la lente d’ingrandimento: cosa sarebbe la Svezia senza Ibrahimovic? Già quando decise di abbandonare la maglia numero 10 della sua nazionale, erano gli ultimi mesi del 2006 quando ebbe lo screzio con l’allora tecnico Lagerback, la decisione creò scalpore e malumore e adesso che ha trent’anni, un addio potrebbe essere più facile rispetto all’esilio forzato di 5 anni fa. Non ci resta che aspettare il suo rientro in Italia per sapere, qualora lo si dovesse mai apprendere, se in quella conferenza di martedì Zlatan ha bluffato o meno ma la sensazione è che il colpo sia riuscito solo a metà.
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