Mediaset, arabi e cinesi: la ricostruzione dell'affaire Milan
Voci che si rincorrono, smentite che non arrivano sapientemente, no bisbigliati e la sensazione che qualcosa potrebbe muoversi. L’intrigo sulla tratta Shanghai-Milano in realtà è di lettura più semplice rispetto a quanto si potrebbe credere. L’articolo del Corriere dello Sport di questa mattina offre suggestive ipotesi ma qualche errore interpretativo piuttosto evidente. Per cui noi di MilanNews.it andiamo a ricostruire per filo e segno la situazione che si è venuta a creare negli ultimi mesi.
Partiamo dal discorso Mediaset-Fininvest. La mucca da latte berlusconiana ha fatto flop: la terza trimestrale – il bilancio a settembre per i meno economicizzati – ha scritto un passivo di 45 milioni con previsioni di perdita intorno a 55 a bilancio chiuso. Una tragedia rispetto allo scintillante +168 milioni dei primi 9 mesi del 2011. E quindi Fininvest, la holding che tutto detiene, è andata in sofferenza. Costringendo Galliani a vendere i pezzi pregiati del Milan e abbassare il monte ingaggi di 40 milioni.
E fino a qua nulla è opinabile. Ci sono dei rendiconti bollati che lo testimoniano. Come altra verità è la riunione fiume avvenuta settimana scorsa (e riportata martedì mattina dal quotidiano QS - Il Giorno) tra altissimi dirigenti Mediaset: perché Al Jazeera è ad un passo da una quota importante (il 25% per 480 milioni di euro) del Biscione e soprattutto di Premium, la pay tv sulla quale l’emittente araba vorrebbe distribuire i Mondiali 2022, quelli che si giocano guarda caso in casa loro.
Berlusconi poi con questa somma vorrebbe transare Carlo De Benedetti per il Lodo Mondadori e in parte ricapitalizzare il Milan con progetti corollari al club: un megastore, un albergo in zona Trotter – area che verrebbe acquistata dal Comune – e la nuova sede sociale. Questi sarebbero gli interventi che potrebbero attrarre i capitali privati dall’estero. Costruzioni, royalties e lusso per convincere che il calcio, anche in Italia, non è un pozzo senza fondo di soldi buttati, ma una opportunità di investimento con utili. Progetti a cui gli stessi arabi avrebbero risposto con un certo interesse. E che Adidas sognerebbe da sponsor tecnico del club.
Ora l’inserimento cinese: ma anche qui, non in quota Milan. Ma come importante sponsorizzazione. Sul modello della Taci Oil che dal settembre 2011 inonda le casse con i soldi albanesi. E con la possibilità per gli asiatici - visto che Liu Yongzhuo è il padre-padrone del Guangzohu - di comprare alcuni giocatori (Mexes su tutti) con un buon nome ma da ingaggi impossibili a prezzi stracciati.
Il Milan cerca soci, ormai inutile nasconderlo. Ma mentre con gli arabi siamo già oltre ai contatti, con i cinesi – capitanati poi da Davide Lippi, ex Gea World – siamo ai primi ammiccamenti. Insomma, se mai sarà cessione per intero o solo per parte, più probabile la pista che porta al Rial Saudita che al Renminbi.

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