PALOSCHI, L'uomo della settimana
Settimana da incubo, autentica settimana di passione per i cuori rossoneri; in attesa che la Pasqua ci regali, magari, la resurrezione dei nostri campioni, bisogna comunque trovare un motivo di consolazione, sforzarsi di cercare qualcuno che abbia fornito prestazioni positive in un quadro generale piuttosto deprimente; la buona partita di Roma ci ha restituito un Kakà e un Seedorf in condizioni smaglianti, ma la sfortuna si è accanita sul Pallone d'Oro sotto forma di fastidiosa lombalgia mentre l'olandese ha fornito una prestazione sotto tono contro la Sampdoria; e allora, visto che bisogna cercare di guardare avanti e pensare al futuro, il giocatore di questa pessima settimana è l'unico che ci può far ipotizzare un futuro roseo, perchè rappresenta il nuovo che avanza, uno dei punti fermi dal quale ripartire per un nuovo e duraturo ciclo vincente. Sto parlando, naturalmente, di Alberto Paloschi il diciottenne e vivacissimo attaccante del vivaio rossonero, entrato al posto di Kakà dopo soli nove minuti di Milan-Sampdoria, autore dell'illusorio gol che nella ripresa ci ha fatto sperare nella rimonta e protagonista di un'ottima prestazione: è suo l'unico tiro di un attaccante verso la porta doriana in tutto il primo tempo (gli altri due sono di Nesta e Jankulovski); è suo l'unico spunto degno di nota in una prima parte di gara imbarazzante e sconsolante da parte dei rossoneri; è suo, come già detto, l'unico gol milanista della partita e già solo questo gli vale la palma di migliore in campo; ma Albertino ci ha messo anche impegno e volontà, ha dato vivacità e velocità alla manovra, ha difeso palloni in zona d'attacco e provato a duettare con i compagni, ha cercato l'intesa con il quasi coetaneo Pato e in più occasioni è sembrato lui il fenomeno da 22 milioni di euro, mentre il Papero pareva il giovanotto spaesato proveniente dalla Primavera. Insomma migliore in campo della partita contro la Sampdoria (ma ci voleva poco vista la prestazione dei compagni) ma, più in generale, giocatore della settimana, perchè da lui il Milan deve ripartire se vuole risorgere dopo gli stenti di questa stagione; il suo avvicendamento con Kakà è sembrato l'ideale passaggio di consegne fra il simbolo (in quanto Pallone d'Oro in carica) di un gruppo pluridecorato e provato da mille battaglie e il nuovo che avanza e che ha il delicato compito di prendere in consegna il testimone e proseguire la serie vincente in futuro; ovviamente di questo futuro farà parte, ci mancherebbe, lo stesso Kakà, tutt'altro che vecchio ma i suoi attuali acciacchi sono l'emblema evidente di un gruppo stremato e sfinito da troppi impegni e dalla mancanza di valide alternative, che la società non ha messo a disposizione di Ancelotti, illudendosi e sperando che gli eroi di Atene fossero indistruttibili e inattaccabili dalla fatica e dalla stanchezza. Forse l'allenatore ha lanciato un segnale importante e ora sta alla società raccoglierlo e capirlo: al momento dell'infortunio di Kakà aveva due attaccanti in panchina, curiosamente entrambi si chiamano Alberto e il mister ha scelto l'Alberto 2, l'Albertino, chiamatelo come volete ma sempre di teorica seconda scelta si tratta, se si pensa che l'altro, l'escluso, è Alberto Gilardino, campione del mondo con la Nazionale e con il Milan, uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi anni e, non dimentichiamolo, un altro elemento tutt'altro che vecchio.
Il mister rossonero ha scelto il giovanotto vivace e spensierato in un momento molto difficile e delicato e se davvero si vuole seguire il "modello Arsenal" (tanto per parlare proprio della squadra che ci ha esclusi dalla Champions League) scelte di questo tipo devono diventare la regola e non solo una rara eccezione.
Il Milan ha bisogno di un profondo rinnovamento, di una rifondazione e l'occasione è propizia per cambiare strategie e scelte; basta con i giocatori alla Ronaldo, famosi e popolari in tutto il mondo, che fanno vendere le magliette in Giappone ma sono fragili e a rischio di frequenti infortunie non danno alcun contributo tecnico alla squadra; basta con i campioni "usato sicuro", a fine carriera e stremati da mille fatiche, tipo Emerson; non sono due nomi a caso, perchè si tratta, insieme a Pato, degli ultimi acquisti delle stitiche campagne di rafforzamanto rossonere degli ultimi anni. Se proprio non si può o non si vuole investire tanti milioni di euro su campioni affermati, il settore giovanile rossonero sforna costantemente, anno dopo anno, giocatori validissimi, che quasi sempre la società non considera, preferendo prestiti e comproprietà nelle provinciali alla coraggiosa scelta di valorizzarli nella propria "prima squadra". Gli stessi tifosi rossoneri devono cambiare mentalità e smetterla di storcere il naso quando li sentono nominare e vengono impiegati: guardate le rose di molte squadre dell'attuale serie A e troverete molti giocatori provenienti dal vivaio rossonero e che si stanno mettendo in mostra in modo egregio. Non vogliamo che Paloschi faccia la stessa fine, perchè l'Albertino clone di Inzaghi è uno dei punti fermi dai quali ripartire per il Milan del futuro e sta aprendo la via, si spera, anche ad altri compagni della Primavera, dimostrando che questi ragazzi hanno doti tecniche, personalità, grinta e determinazione per arrivare in alto; non per niente i suoi due ultimi allenatori e "maestri" nelle giovanili rossonere sono stati Evani e Filippo Galli, due Vecchi Draghi del Milan di Sacchi, due ex giocatori usciti anch'essi dalle giovanili rossonere in un'epoca in cui ci si affidava maggiormente al vivaio per rinforzare la squadra. Il settore giovanile rossonero ha sfornato i vari Baresi, Maldini, Costacurta, Filippo Galli, Evani e Albertini (tanto per fare alcuni nomi eccellenti), autentiche colonne del Milan berlusconiano e protagonisti dell'epopea recente rossonera e non si capisce perchè ora si debba sempre, comunque e inevitabilmente andare all'estero a cercare scelte esotiche o bizzarre (vedi Oliveira tanto per fare un nome recente), buttando via milioni di euro, quando il settore giovanile offre giocatori validi, affidabili e, cosa di non poco conto, gratis! Lunga vita a Paloschi e ai suoi coetanei e ripartiamo da lui e da chi, come lui, saprà meritarsi di indossare la mitica casacca rossonera per tornare a rivedere un Milan fresco, vivace, frizzante e capace di esaltarci, farci divertire e giocare tre partite alla settimana senza rimanere stremato, spompato e sfiatato a metà stagione; questa è la speranza in un momento triste e difficile, questa è la via da seguire per tornare ad essere competitivi e vincenti e costruire un gruppo che duri a lungo e garantisca risultati "da Milan".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
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