Anche voi vi state convincendo che bisogna ringraziare il Cagliari?
Lo dico onestamente: è già da qualche mese che mi serpeggia nella testa questa convinzione e, più passano le settimane, più passano le partite, più essa trova forza, solidità, certezze. Il Milan deve ringraziare il Cagliari per quella notte di maggio a San Siro. Paradossale, seguendo una prima reazione istintiva: ma come, il Milan oggi ospita il Ferencvaros in un freddo giovedì di Europa League e non il Psg, il Barcellona o il Manchester City in una delle serate magiche di Champions League, ed è meglio così? Beh, considerando quello che sta combinando Massimiliano Allegri a Napoli, probabilmente sì. Ma alla conclusione ci si arriva con calma. Prima la tesi.
ALLEGRI TERRIBILE
Le partite in cui è stato protagonista Allegri dal 15 marzo 2026, giorno di Lazio-Milan (1-0), al 4 novembre 2026, data in cui si è giocata Porto-Napoli (4-1), allenando prima il Milan e poi il Napoli, hanno regalato risultati terribili alle due squadre e tensioni continue in spogliatoio e nell'ambiente in generale. In questo blocco di 20 partite tra Milan e Napoli, è evidente la profonda e prolungata difficoltà di Allegri, con un bilancio decisamente negativo di 11 sconfitte a fronte di sole 6 vittorie e 3 pareggi in 20 partite: più della metà delle gare disputate sono terminate con una sconfitta. In più, 31 gol subiti in 20 partite sono un'enormità per le squadre storicamente guidate da un allenatore pragmatico e difensivista come il livornese. In sostanza, da quel derby vinto con quel surreale gol di Estupinan, l'Allegrismo ha solo regalato disastri.
E IL MILAN RINGRAZIA
La sensazione - che man mano sta diventando convinzione - è che il Milan con Allegri avrebbe sì festeggiato il ritorno in Champions League, ma che, a lungo termine, avrebbe perso un altro anno dietro ad un calcio e ad un modo di gestire il club che non sembra più praticabile. Quel 25 maggio è caduto tutto, a cominciare dai vertici della dirigenza e dell'area sportiva, costringendo il Milan ad avviare l'ennesima rivoluzione. Che, per definizione, comprende tempi più o meno lunghi. Ma, forse, meglio così. Senza Giorgio Furlani da amministratore delegato, si affiderà il club ad un Head of Football competente ed esperto. Con Ruben Amorim al timone della formazione, si può ipotizzare di vedere con continuità un gioco moderno e che porti frutti in campionato e in Europa. Ci vorrà del tempo, sicuramente, ma meno di quanto se ne sarebbe perso se il Cagliari non avesse fatto la storia quella sera a San Siro.
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