Pato-Milan: una questione di "coraggio"
La cosa era nell’aria, dalla trasferta in Belgio, da quella dichiarazione del tutto incomprensibile e fuori luogo, da quello strano infortunio che gli ha permesso di finire la partita, ma non di giocare in quelle seguenti, una sorta di mistero (l’ennesimo) sulle condizioni fisiche del papero. Alexandre Pato al centro di voci di mercato, probabilmente anche qualcosa in più, una trattativa vera e propria con il Corinthians, con tanto di offerta ufficiale e diavolo già alla ricerca di sostituti.
La mente, irrimediabilmente, torna indietro di un anno circa, a quell’offerta del Psg di Leonardo, alla possibilità di acquisire Tevez e, magari, vincere lo scudetto e trattenere qualche giocatore in più in giugno. Per molti la mancata cessione di Pato in Francia ha scatenato l’effetto domino che ha portato alle difficoltà che il Milan sta affrontando in questa stagione, tanti non perdonano a Silvio Berlusconi quella scelta, di stima, d’affetto nei confronti di un giocatore che abbiamo atteso a lungo, fiduciosi di vederlo esplodere da un momento all’altro.
A gennaio il presidente non ebbe il “coraggio” di cedere un giocatore di quella levatura, nonostante l’offerta fosse più che allettante economicamente, nonostante il sostituto fosse già con le valigie in mano in aeroporto, in attesa di un cenno per vestirsi di rossonero. Di fondo tutto il popolo rossonero, per quanto stufo dei troppi problemi muscolari del papero e deluso dal suo atteggiamento, ha il timore che il ragazzo possa andare a fare le fortune di una concorrente, perché le doti ci sono e sono innegabili, ma sono state via via imbrigliate in una serie sconfinata di infortuni. Alexandre Pato è l’uomo dai mille stop, è vero, ma è anche il ragazzo da una rete ogni 140 minuti nelle sue prime quattro stagioni in rossonero, una media gol impressionante, un’accelerazione fulminante (come quella che mise KO il Barcellona al Camp Nou la scorsa stagione), non è poi così facile trovare il “coraggio” di liberarsi di uno con quei numeri.
Certo con il senno di poi, però, di fronte ad un’offerta di “soli” 15 milioni che arriva dal Brasile (pressoché la metà di quelli offerti lo scorso anno da Leonardo) si capisce che forse avrebbe avuto più senso chiudere l’operazione 12 mesi fa. Perché a ben guardare oggi ci vuole “coraggio” a svendere il giocatore per una cifra inferiore a quella investita dal diavolo nel 2007 per un ragazzino di 17 anni che aveva incantato tutti con l’Internacional di Porto Alegre (il Milan pagò Pato ben 22 milioni). Certo non è questo il momento migliore, dal punto di vista economico, per liberarsi del giocatore che, irrimediabilmente, viene sottovalutato a causa dei continui problemi fisici che non gli permettono di giocare ormai da un anno e mezzo.
Allo stesso tempo, però, ci vuole “coraggio” a continuare a puntare su di lui, attendere che trovi continuità fisica e torni ad essere il giocatore che abbiamo imparato ad ammirare. L’Alexandre Pato di oggi è un calciatore che appare frenato, quasi svogliato, distratto ed insofferente, l’ombra di quel ragazzo che aveva incantato tutti e spinto Carlo Ancelotti a “candidarlo” per il pallone d’oro.
Qualunque sarà la decisione, la certezza è che essa dovrà essere una scelta di coraggio, in un senso piuttosto che nell’altro, a noi non resta che attendere e capire, sperando che questa volta arrivi la svolta in una situazione che è divenuta ormai insostenibile.

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