Tra colpe e alibi

Tra colpe e alibiMilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
lunedì 3 ottobre 2011, 12:00Primo Piano
di Pietro Mazzara

“Voglio un Milan dinamico e camaleontico che sappia adattarsi a ogni occasione”. Esordiva così Massimiliano Allegri in una delle sue prime dichiarazioni da allenatore del Milan due estati fa in quel di Milanello, parole che avevano infuso nuovo ottimismo nel popolo rossonero che non aspettava altro che vedere un cambio di modulo, di mentalità e di ritmo da parte di una squadra che tra l’ultimo Ancelotti e la stagione di Leonardo aveva dimenticato cose volesse dire essere dinamici. Nella scorsa stagione, quella che ha portato il titolo numero 18 in casa milanista, solo in alcuni tratti si sono viste quelle dinamiche preannunciate dall’allenatore livornese che dopo essere partito con un 4-3-3 spregiudicato è tornato al modulo a rombo più congeniale agli uomini a sua disposizione senza staccarvici più affermando, in una delle ultime conferenze stampa che: “Il calcio non è come il basket dove si possono cambiare moduli con facilità. Ad inizio stagione si sceglie un modulo di gioco e lo si porta avanti fino alla fine”. E il Milan dinamico che sappia adattarsi a ogni occasione dove va a finire? Ora senza voler essere facili fucilieri contro un ferito che implora pietà cerchiamo di analizzare le colpe e le scusanti che può avere il tecnico:

COLPE – Innanzitutto pariamo dall’ultimo punto sopra indicato ovvero il modulo. Il Milan non si schioda dal 4-3-1-2 neanche con i carri armati per diktat dello stesso allenatore che, in una partita come quella di ieri o come contro il Napoli, ovvero con squadre che vanno il doppio rispetto ai rossoneri, non si è pensato di passare a un modulo leggermente più coperto che potesse consentire alla mediana maggior filtro come può essere un 4-4-2  con Emanuelson e Nocerino sulle fasce e van Bommel e Seedorf in mezzo. Altro punto da non sottovalutare è l’utilizzo di giocatori fuori ruolo e la mancanza di coraggio con i giovani. Se è vero come è vero che l’anno passato Merkel e Strasser si erano conquistati una maglia da titolare, quest’anno ci sono due giocatori come De Sciglio, jolly di fascia che non aspetta altro che un’occasione vera, ed El Shaarawy, 5,5 milioni buttati in tribuna, che potrebbero dare sicuramente più vivacità a questa squadra, la stessa che potrebbe dare un Emanuelson schierato come terzo di centrocampo o come terzino e non dietro le punte dove l’olandese fa, oggettivamente, una fatica mostruosa a muoversi e a esprimersi. Inoltre la bocciatura di Aquilani è da matita rossa perché l’ex Juventus ha dimostrato, nelle poche apparizioni, di essere l’unico, al momento, ad avere i piedi per lanciare in porta gli attaccanti.

ALIBI – L’ossatura della sua squadra tipo è stata smembrata dagli infortuni e questo c’è da dargliene atto perché far giocare per 20 giorni gli stessi undici, con pochi ricambi si ma con giovani alternative accantonate quasi subito, non è da tutti. Avere fuori i polmoni, anche se con la carta d’identità ingiallita, e un uomo fondamentale per il suo spirito di sacrificio come Robinho hanno sicuramente influenzato i piani dell’allenatore che ha anche dovuto fare i conti con il forfait di Pato ma, alla fin dei conti, c’è bisogno di un passo indietro e di provare a dare a questo Milan più identità perché fossilizzarsi su un unico schema di gioco, nel calcio moderno, non è più possibile.