Trasparenza e sostenibilità, le fondamenta solide del progetto di Elliott per il Milan

25.01.2022 20:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Trasparenza e sostenibilità, le fondamenta solide del progetto di Elliott per il Milan
MilanNews.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Sostenibilità e chiarezza: su queste due parole si fonda il progetto rossonero di Elliott. Il fondo americano ha rilevato il club nell'estate del 2018, arrivando dopo l'ormai famigerata gestione cinese di Yonghong Li, Massimiliano Mirabelli e Marco Fassone. La nuova proprietà si è presentata con trasparenza, mettendo subito le cose in chiaro: la situazione economica del Milan, con il fatturato dei rossoneri rimasto immobile negli ultimi anni non adeguandosi ai nuovi ritmi europei, mentre la voce "costi" vedeva le cifre aumentare sempre più, era disastrosa. Rossi in bilancio da mani dei capelli, scontri con la UEFA a causa del FFP (anche a causa di un eccessivo "zelo" nei confronti dei rossoneri da parte di Nyon), monte ingaggi che non rifletteva affatto i traguardi sportivi raggiunti dalla squadra.

Una sfida non indifferente per una proprietà fino a quel momento quasi estranea alla gestione di una squadra di calcio del blasone del Milan: Singer si affida così ad Ivan Gazidis, ex CEO dell'Arsenal. Sarà lui, nel bene o nel male, l'ago della bilancia di questi ultimi due anni. L'impatto di Elliott con il Milan e il calcio italiano non è dei migliori: diverse scelte (costose) sbagliate sul mercato e sulla guida tecnica, confusione a livello di compiti dirigenziali e una prospettiva per il futuro che ai tempi di sicuro non appariva rosea. Tutto questo fino all'arrivo di mister Pioli: con l'allenatore emiliano in panchina, Maldini e Massara pienamente responsabili dell'ambito sportivo, Ivan Gazids più vicino alla squadra e sempre più a suo agio alla guida del Milan, il progetto sboccia. I calciatori giovani su cui si è puntato crescono e si dimostrano competitivi, la squadra acquisisce personalità e identità, anche grazie al ritorno di Ibra, e dopo anni di sesti, settimi e decimi posti i rossoneri, al termine della scorsa stagione, concludono la Serie A in seconda posizione e ottengono una qualificazione in Champions League che mancava da sette anni. 

Qualificazione in Champions League che rimane l'unico obiettivo richiesto dalla proprietà, che nel frattempo sta portando avanti il progetto Nuovo San Siro (investimento da un miliardo di euro circa). Partecipazione continua nell'Europa dei grandi, nuovo stadio di proprietà, nessun passo più lungo della gamba, diminuzione dei costi e ottimizzazione delle risorse: punti fermi che possono essere scambiati per mancanza di ambizione o poca voglia di investire, ma la verità è sotto gli occhi di tutti. Elliott, Gazidis, Maldini e Pioli non hanno mai voluto illudere i tifosi e hanno sempre parlato con chiarezza per quanto riguarda la situazione economica/sportiva del club. Il DT rossonero non perde occasione per dire che "bisogna dimenticare il Milan di Berlusconi": al momento non è una strada percorribile e sostenibile. L'obiettivo della proprietà americana è sempre stata cristallina: rendere il Milan di nuovo sano economicamente, farlo diventare autosostenibile (no bond/aumenti di capitale), dotarlo di un nuovo stadio moderno e poi rivenderlo. Sempre però con un occhio di riguardo per il campo. Maignan, Theo, Tomori, Leao, Tonali, Bennacer sono l'esempio perfetto: investimenti oculati che nel tempo aumentano di valore, sia in campo che fuori.

L'aria che tira in questi giorni all'interno della tifoseria rossonera è sicuramente comprensibile; il tifoso è l'anima del calcio, il fuoco che alimenta tutto. La libertà nell'esprimersi e nel dare pareri è sacra. Ma è anche vero che un minimo di fiducia nei confronti di chi ha risollevato il club da una situazione che sembrava essere senza via di uscita, che ha iniziato un progetto riconoscibile, con i suoi punti di forza e i suoi punti deboli, che sta riportando il Milan ad alti livelli dopo tantissimo tempo, dovrebbe esserci. Anche perché i protagonisti del mondo Milan continuano a parlare chiaro, senza mai nascondersi. Come Maldini l'altra sera, nel pre partita di Milan-Juventus: “In questo mercato non avremo la disponibilità che richiede un colpo "alla Vlahovic" (nome fatto dall'intervistatore come esempio, ndr), ma anche inferiore. Poi vediamo a fine campionato. È vero che non siamo perfetti, ma se pensiamo che la partita con lo Spezia l’abbiamo giocata bene abbastanza per vincere, avremmo fatto 4 vittorie dalla ripresa del campionato. Abbiamo una rosa abbastanza profonda per poter lottare anche senza rinforzi: è un’idea anche dell’area sportiva e non solo della proprietà”. 

Dichiarazioni che lasciano trasparire due cose: completa armonia tra area tecnica e chi gestisce il budget, e, continuando a migliorare conti e situazione economica, in futuro anche il Milan avrà la possibilità, seguendo le regole e i paletti imposti dalla UEFA, di effettuare colpi "ad effetto". Elliott, piaccia o non piaccia ai tifosi, continuerà a gestire il club come ha fatto finora: si continuerà dritti su questa strada.