Un gruppo squadra logorato dal player trading. Calciatori trattati come titoli in borsa: i risultati sono sotto gli occhi di tutti

Un gruppo squadra logorato dal player trading. Calciatori trattati come titoli in borsa: i risultati sono sotto gli occhi di tuttiMilanNews.it
Oggi alle 18:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

Player trading, mon amour. Da quando RedBird ha preso possesso del Milan, e in particolare da quando Paolo Maldini è stato licenziato durante una colazione frugale in un hotel milanese, i tifosi rossoneri hanno iniziato a dover fare i conti con questo tipo di "strategia" messa in atto nei piani alti di Casa Milan. Cosa vuol dire in teoria? Che per aumentare le proprie risorse da investire sul mercato si vende un giocatore importante (strada facile) o più esuberi (strada difficile) per poi avere a disposizione un margine maggiore sul mercato, andando così ad investire su un altro calciatore forte o su più calciatori "incerti", con la speranza che almeno uno di questi esploda (o overperformi) per poi l'anno dopo ricominciare il ciclo.

È il male assoluto? No. È una strada da pensatori illuminati? Neanche. Il calcio, in tutti i suoi aspetti, è situazionale. È importante non essere dogmatici, perché poi si perde di vista quello che dovrebbe essere il focus principale: rinforzarsi di anno in anno per essere di anno in anno sempre più competitivi. E competitivi lo si diventa ovviamente con i calciatori forti, ma non solo. È importante avere una base, uno zoccolo duro (qualcuno direbbe anche della stessa nazionalità) che guida il resto dei compagni. Una guida nei comportamenti, nella professionalità, nel conoscere la città, il club, i tifosi e per far capire la grandezza di questa maglia. Senza una base così solida il club diventa solo un punto di passaggio, una vetrina dove mettersi in mostra ambendo a palcoscenici ancora più importanti o un porto franco dove ci si sente in diritto di poter fare cosa si vuole quando si vuole. 

Come dite? È proprio quello che è successo nel Milan negli ultimi anni? E come non potrebbe essere altrimenti, visto che dalla stagione 23/24 in poi, quella della cacciata di Maldini, sono stati fatti 34 acquisti e perfezionate 57 cessioni, per un totale di 91 operazioni totali. Un continuo ricambio, un sostituire continuo, una corsa folle alla cessione per paura di svalutare l'asset acquisito e incorrere in una minusvalenza. Si punta su calciatori giovani e da formare senza dar loro il tempo di crescere e formarsi. Per Tonali in tanti fecero pressioni per non esercitare il riscatto dal Brescia, con Maldini e Massara che si opposero fortemente e vestirono di rossonero l'ex numero 8, poi esploso nella stagione scudetto. Boban raccontava di come, con Elliott, nei primi mesi vennero contestati (da chi verrebbe da chiedersi, visto che in un fondo dubitiamo ci siano persone adatte alle valutazioni sportive) gli acquisti di Theo, Leao e Bennacer. De Ketelaere è stato gettato via dopo un anno. Lo scorso anno Pavlovic, che in questa stagione è probabilmente il miglior rossonero per rendimento, era stato già scaricato a gennaio dopo nemmeno 6 mesi. Si parla già di un Jashari da mandare via senza neanche aver concluso la stagione. 

Come si fa a pretendere che la squadra e i giocatori diano quel qualcosa in più, che di solito fa la differenza nel raggiungimento degli obiettivi, se sono costantemente sotto esame e costantemente con la valigia in mano? Manco parlassimo di titoli di borsa e il panico che ne consegue quando c'è una flessione di mercato e il valore scende di qualche punto percentuale. I calciatori sono esseri umani. Vanno osservati, scelti, e comprati una volta che si è sicuri del loro valore e del loro potenziale. Si deve costruire un progetto su di loro, un piano di crescita, non un piano d'uscita d'emergenza per non perdere soldi. O meglio, va bene anche prestare attenzione a questi fattori, ma non deve essere il punto centrale. Riproponiamo ancora una volta le parole di Furlani nel case study di Harvard: "Vendere un giocatore per 70 milioni di euro è un grande affare, soprattutto nel contesto di un business complessivo che genera 400 milioni di euro di ricavi. Ma se prendiamo quei soldi e li reinvestiamo, ad esempio, in quattro giocatori che costano ciascuno 20 milioni e tutti si rivelano terribili, quegli asset tendono rapidamente a perdere valore e non saremo quindi in grado di rivenderli: la gestione finanziaria della nostra squadra è estremamente importante. A volte si tratta semplicemente di come strutturiamo il contratto. Il giocatore sbagliato acquistato per 50 milioni con il contratto sbagliato può valere zero dopo un anno, ma il giocatore sbagliato con il contratto giusto potrebbe comunque valere 30 milioni".

L'AD rossonero, contestatissimo in questi giorni, l'ha ammesso nero su bianco come se fosse la cosa più normale del mondo. Ma poi i risultati si vedono. Gli altri vincono, costruiscono gruppi squadra "duri" e che incarnano l'identità del club. Il Milan, invece, tutto il contrario. Anzi, a dirla tutta non è il contrario. Perché quello che succede in campo, sono tantissime le figuracce umilianti degli ultimi anni raccolte dai giocatori del Milan, rispecchiano alla perfezione il modo di fare e di pensare di chi hanno sopra. Il pesce, come si suol dire, puzza dalla testa.

I DATI SULLE OPERAZIONI DELLE ULTIMI TRE ANNI

STAGIONE 25/26
12 acquisti
22 cessioni (titolo definitivo, prestito, svincoli)

STAGIONE 24/25
11 acquisti
18 cessioni (titolo definitivo, prestito, svincoli)

STAGIONE 23/24
11 acquisti
17 cessioni (titolo definitivo, prestito, svincoli)

TOTALE
34 acquisti
57 cessioni
91 operazioni totali