Una non-fiducia a tempo, la parola tabù è "salvezza"

Una non-fiducia a tempo, la parola tabù è "salvezza"MilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
martedì 13 novembre 2012, 12:00Primo Piano
di Luca Guazzoni

Non è fiducia a tempo perché non c’è più fiducia. Le parole di Galliani su Allegri sono lo specchio di un’anima opaca, caleidoscopica per forma ma non per colori lucenti. Anche gli occhi del dirigente appaiono spenti. Come se nemmeno lui sapesse in che modo invertire una rotta che pare destinata in bocca all’iceberg. Il cosiddetto ‘anno zero’ del Milan è ben presto diventato l’anno meno uno. Come in quei palazzi in cui per raggiungere i box si deve usare l’ascensore. In un amen la stagione è passata da essere rivoluzionaria e piena di incognite ad un incubo da Halloween. In cui forse conviene guardarsi dietro - a quelle squadre che giocano ogni gara come se fosse l’ultima – piuttosto che sognare piazzamenti europei – 3 incroci con Inter, Lazio e Fiorentina hanno portato a tre sconfitte, ora arrivano Napoli e Juventus -.


Ci sono squadre che non vogliono pronunciare la parola scudetto per scaramanzia, per non caricare di pressione l’ambiente. Ce ne sono altre invece che parlano di quota 38, quella della salvezza. Ecco, forse sarebbe corretto gettarsi in acqua per evitare il suddetto iceberg e fare un gelido bagno di umiltà. Pensare a chi può arrivare da dietro e a quelle posizioni che da marzo diventano bollenti. Vero che gli scontri diretti sono stati tutti vinti (eccezion fatta per quello con la Samp), ma le sei sconfitte in 12 partite sono più di un segnale d’allarme per una squadra più vicina al Genoa più raccapricciante dell’ultima decade – ben più forte era quello in B con Milito bomber – che al netto dell’Atalanta – che se non fosse stata penalizzata sarebbe a 20  -. Per cui per i prossimi 2 mesi è necessario metter via lo smoking elegante da Milan, quello che Pato userà alla Prima della Scala, e dentro la tuta da manovale provinciale. L’Inter operaia ne ha vinte dieci in fila prima di cadere nella tana di un’Atalanta vera macchina organizzativa, al Milan forse ne basterebbero tre.