Zambrotta accende il DERBY
Qui al Milan è arrivato circondato da cento perplessità. Tutto superato? «Non è la prima volta che mi succede e non mi scandalizzo, perciò. Solo i giornalisti italiani possono pensare che un calciatore a 31 anni abbia finito la birra. Se così fosse dovremmo chiudere bottega. Sono partito male e un motivo c’è, semplicissimo. Arrivavo da due anni di calcio spagnolo e di Barcellona dove resistono metodi di lavoro completamente diversi: molta palla e poca atletica. Ho sofferto per rimettermi in carreggiata ma è bello rispondere sul campo, come sto facendo ora».
Cosa ha pensato quando ha sentito e visto quelli dell’Inter cantare «noi vinciamo senza rubare»? «Mi veniva da ridere. E mi viene ancora più da ridere quando sento qualche mio collega sostenere che sente suo lo scudetto vinto a tavolino».
Proviamo a sintetizzare la differenza tra Inter e Milan: loro 16 gol presi, il Milan 23 subiti. Cosa dice a sua discolpa? «Che il nostro limite non è qualche gol in più preso: siamo una squadra che privilegia il gioco d’attacco, a volte ci scopriamo troppo, è vero. Ma il guaio peggiore è la gestione dei finali di alcune partite. Penso ai punti persi contro Lecce, Torino, Reggina e Genoa».
Senza Kakà nel derby è come scalare una montagna... «Vero, ma ci sono anche gli altri. C’è Pato che ha una condizione strepitosa, c’è Ronaldinho e non dimentico neanche Seedorf, capace di fare la differenza in cento sfide».
Qual è il segreto dell’Inter? «Uno solo: tutte le volte che una partita prendeva una piega negativa, gli è andata sempre bene, è riuscita a rimediare un golletto, un pareggino».
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