Anno post-Scudetto: siam fatti così. Le soste e gli infortuni

24.09.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Anno post-Scudetto: siam fatti così. Le soste e gli infortuni
MilanNews.it

Senza alcun bisogno e alcuna voglia di fare del passatismo o del nostalgismo. Guardiamo avanti, convinti di guardare avanti. Ma non c'è niente da fare: ci sono alcune questioni che non riguardano questa o quella proprietà, questa o quella gestione tecnica. Ci sono questioni che riguardano la maglia. Tendenze intrise ai colori, con cui ormai sono un tutt'uno. L'eccezione sono stati i primi anni Novanta con Fabio Capello, ma la regola è forte e chiara: l'anno dopo lo Scudetto vinto, non è che la squadra faccia fatica, ma sono gli episodi a voltarle un po' le spalle. L'anno scorso avremmo preso il 2-1 di Simeone? O il gol di Malinovskiy? Certo che no. E Perchè? Ma perchè no. Ma, anche qui, non c'è nessun bisogno di fare esoterismo a buon mercato. E allora affidiamoci alla sostanza dei numeri, per capire e mettere a fuoco il tema. Dopo le prime 7 giornate di questo campionato, il Milan di Stefano Pioli ha fatto 14 punti. L'anno dopo lo Scudetto di Zac, quel Milan che era ancora quello di Maldini, Albertini e Costacurta, sulla stessa distanza di punti ne aveva fatti 13. L'anno dopo lo Scudetto di Ancelotti, il Milan di Pirlo, Kakà e Shevchenko aveva fatto gli stessi punti di oggi: 14. Mentre il Milan targato Allegri, con in squadra Nesta, Ibra, Thiago Silva e fior di campioni aveva messo insieme solo 11 punti nelle prime 7 partite della stagione post-Scudetto. Insomma, è così. Siamo fatti un po' così, noi l'anno dopo il titolo non sfondiamo. Ma si può reagire. Dal derby in poi, il simbolo del vento contrario è stata l'espulsione di Leao, ingiusta, severa e bigotta. Un anno fa dopo l'espulsione di Theo a Roma, il derby d'andata si era fermato sull'1-1. Quest'anno, Milan-Napoli è scivolato sull'1-2. Niente fatalismi, se c'è una squadra che ha coraggio dentro per ribellarsi a questa inerzia è proprio quella allenata da Stefano Pioli. Il Mister che quando prende i premi non si adagia sugli allori, ma continua a dare e a darsi obiettivi. E senza sfrontatezze ma a viso aperto, con questo spirito ci si può confrontare anche con la Storia.

Dannati e stramaledetti infortuni. Ti colpiscono basso, quando meno te lo aspetti. E ti disarmano. Soprattutto durante le soste infingarde di campionato. Le aspetti per riposarti e invece subdole ti fanno i tranelli. Ma oltre a questa situazione alla quale abbiamo fatto ahinoi il callo, c'è anche e soprattutto una stagione fatta così. Bisogna pensare partita per partita e non per modo di dire, un passo alla volta. Senza fare programmi, perchè nessuno li può fare. Calabria l'abbiamo sfangato, Tonali quasi, Theo e Mike ci sono un po' dentro. Come un anno fa, ricordate? Nations League a ottobre, Covid per Theo e polso per Mike. Ma abbiamo saputo reagire, gestire, fronteggiare. Non ci sono alternative. No ai drammi e alle sentenze un tanto al tocco, gli infortuni fanno parte del calcio, della realtà quotidiana di tutte le squadre e in particolare di questa stagione folle. Aggrappiamoci ai singulti di miglioramento di Rebic e Origi. Possono svoltare molte cose. Perchè non può sempre giocarle tutte Rafa. Anche se lui è sereno, generoso e disponibile, non può giocarle tutte lui. Visto che abbiamo cominciato a metabolizzare le insidie di una stagione imprevedibile e impronosticabile. Forza.