Come se il tempo non fosse mai passato
Da che mondo è mondo, i giorni dopo una vittoria in una stracittadina, che sia essa a Roma, Milano o Torino, sono da vivere, da godere, da gustare. In questo caso tocca i tifosi del Milan, che da troppo tempo non assaporavano attimi simili: gioia, mista alla soddisfazione e alla consapevolezza che questa squadra sia pronta per il grande traguardo chiamato Scudetto. Lo stesso Galliani ha detto che la vittoria nel derby vale 6 punti: la classifica, è vero, rispecchia molto la realtà attuale. Ma è moralmente che questa vittoria potrebbe avere ripercussioni straordinariamente positive: fin dal primo minuto si era capito che il Milan avesse qualcosa in più rispetto all’Inter. Come se i rossoneri dovessero regolare i conti con il destino, o perché no, proprio con i loro cugini. Troppe sconfitte negli ultimi anni, terminate poi con successi tricolori proprio dei nerazzurri. Una sorta di scatto d’orgoglio da parte di molti rossoneri, che l’altra sera a San Siro, hanno ripensato a ciò che sono stati in grado di vincere nell’ultimo decennio e a ciò che potrebbero ancora dare. Nesta, Gattuso, Seedorf, tutti ragazzi non più giovani ma che hanno ancora voglia di dire la loro. Hanno voglia di trascinare, ma anche di farsi trascinare: Thiago Silva e Ibrahimovic sono le icone del nuovo Milan che nasce, di quella generazione più giovane, con forza e voglia da vendere. Come se il Diavolo stesse vivendo un importante periodo di transizione, dal passato recente, fatto di vittorie, a un futuro non più buio come si poteva pensare ai primi di agosto. Un futuro che ha imboccato una strada precisa, tracciata da colui che ha deciso di guidare la squadra in questo viaggio, ovvero Massimiliano Allegri. Domenica sera, al fischio finale di Tagliavento, molti tifosi del Milan hanno avuto la medesima sensazione, ovvero quella di essere tornati indietro nel tempo, quando il Milan comandava in Italia e in Europa e molto spesso il derby era monotematico.
Quello di domenica non è un semplice derby vinto, è qualcosa di più significativo: è un ruggito, una scossa al campionato, uno strattone alla staticità e alla monotonia che questo calcio italiano ci aveva abituati. Per lo spettacolo c’è tempo, anche perché Inter-Milan è la fotografia del calcio italiano attuale: pochi tiri, poche occasioni, poco divertimento. Allegri ha capito subito che conveniva adeguarsi, purtroppo, ed ecco fatto: la quadratura del cerchio ormai c’è. E si chiama Gattuso, Ambrosini e Flamini a centrocampo, si chiama Seedorf dietro alle punte, e ahimè, si chiama Ronaldinho in panchina. Purtroppo per il Gaucho in questo Milan c’è sempre meno spazio, ma non escluderei che una volta trovato l’assetto giusto, Allegri non possa ritagliare uno ruolo da attore non protagonista anche al brasiliano. Per raggiungere certi traguardi come lo Scudetto serve il contributo di più uomini, e 11 giocatori nel calcio di oggi non bastano più. Dura spiegarlo a Ronaldinho, dura farlo entrare nella testa di colui che lo ha fortemente voluto a Milano, Silvio Berlusconi. Il numero uno rossonero ha mandato giù volentieri l’ennesima panchina del brasiliano, proprio perché il risultato finale ha premiato ancora una volta le scelte di Allegri. Che adesso, vuole e otterrà una prima punta dal mercato di gennaio. Balotelli, Matri, Amauri: si fanno tanti nomi, l’unica cosa certa è che il Milan sarà protagonista come nel mercato estivo, anche in quello invernale. Come se il tempo non fosse mai passato.
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